Come sfruttare il credito d’imposta per pagare meno tasse

Il credito d’imposta è un’agevolazione statale che ogni imprenditore dovrebbe conoscere e sfruttare per pagare meno tasse e aumentare i margini di guadagno della propria impresa: sono uno strumento basilare della pianificazione fiscale, che arriva direttamente dallo Stato come incentivo per le imprese a investire ed è quindi fra le strategie del tutto legali per ridurre i propri oneri tributari.

Come tutti gli strumenti fiscali, però, richiede una conoscenza accurata per evitare di commettere errori.

Il credito d’imposta è in sostanza uno sconto sulle tasse che l’impresa deve pagare, cioè un credito che l’impresa può vantare nei confronti dello Stato e che quindi può usare per ridurre le imposte a debito.

Lo Stato ha interesse nel fatto che le imprese investano in determinati ambiti che favoriscono lo sviluppo, perciò incentiva questi investimenti offrendo alle imprese il rimborso in forma di credito d’imposta di parte delle spese sostenute.

Alcuni esempi di credito d’imposta sono quello per gli investimenti in ricerca e sviluppo e innovazione, quello per l’acquisto di beni funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale, quello per l’investimento nella formazione del personale in ambito digitale, ma è importante essere sempre aggiornati sulle novità perché variazioni e aggiunte si verificano di anno in anno. Prima di effettuare investimenti o di acquistare beni, perciò, è fondamentale verificare se rientrino nell’ambito dei crediti d’imposta previsti dallo Stato.

Credito di imposta: come ottenerlo

Ci sono due modalità per sfruttare il credito d’imposta:

  • Indicarlo nella dichiarazione dei redditi;
  • Indicarlo con l’apposito codice tributo nel modello F24.

Nel primo caso il credito verrà erogato come rimborso in denaro, che non concorre alla formazione del reddito imponibile Ires o Irpef né della base imponibile Irap; nel secondo caso, invece, andrà a compensare le imposte a debito dell’impresa. In entrambe le situazioni l’Agenzia delle Entrate verificherà che sussistano i requisiti per l’applicazione. Un ulteriore modo per sfruttare il credito d’imposta è usarlo per preesistenti debiti con il fisco.

Non tutti i crediti d’imposta, però, possono essere erogati come rimborso: ci sono alcune categorie che si possono sfruttare solo come compensazione segnalata nel modello F24.

A seconda della tipologia di credito d’imposta, inoltre, variano la percentuale di sconto e il tetto di spesa massimo a cui è applicabile: queste informazioni sono contenute nei relativi bandi, insieme al dettaglio delle spese ammissibili nel calcolo del credito e alla finestra temporale entro la quale vanno effettuate tali spese.

È frequente che il credito d’imposta vada a scaglioni: per esempio, un credito del 30% fino a 1 milione di euro di spesa e del 15% su spese di importo superiore a 1 milione di euro, fino a un tetto massimo di 2,5 milioni.

In una situazione di questo tipo, un’impresa che abbia speso 900.000€ in investimenti che rientrano fra quelli ammissibili elencati dal bando di riferimento riceverà un credito di 270.000€, il che significa che potrà scalare questi 270.000€ dal totale di imposte che dovrà pagare quell’anno.

Ci sono, infine, dei limiti di legge generali allo sfruttamento dei crediti d’imposta:

  • massimo 700.000 euro annuali di compensazione tramite crediti indicati nei modelli F24;
  • massimo 250.000 euro di utilizzo dei crediti indicati nel modello della dichiarazione dei redditi;
  • divieto di compensazione dei crediti in caso di debiti verso enti creditori statali per importi superiori a 1.500 euro.

Non tutti i crediti d’imposta, però, sono soggetti a questi limiti: è d’obbligo consultare di volta in volta la Legge di Bilancio o il decreto che regolamenta i nuovi crediti, perché alcuni di essi in via eccezionale sono esenti da questi limiti.

Avv.Carlo Alberto Micheli

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