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pianificazione fiscale aggressiva

Pianificazione fiscale aggressiva: cos’è e come funziona

I sistemi fiscali nazionali rappresentano la concreta espressione della sovranità statale in quanto orientati a fornire le risorse necessarie per l’adempimento delle funzioni attribuite dalla legge allo Stato, e quindi alla sopravvivenza dello stesso. In particolare, le entrate pubbliche di diritto pubblico prelevano, dalla ricchezza dei cittadini, le finanze necessarie al sostentamento della società civile. L’evolversi dei sistemi statali, però, ha pian piano eroso tale concetto di sovranità assoluta in materia fiscale e, infatti, a seguito della nascita dell’Unione europea, l’Italia, così come gli altri Stati membri, hanno assistito ad una sostanziale perdita del loro potere centrale in tema fiscale, dovendo cedere il posto a piani di azione di stampo pluralista.

Senza dubbio, l’attuale normativa dell’Unione Europea ha lasciato libertà ai singoli Stati membri di determinare autonomamente le regole dei propri sistemi fiscali – ovviamente nel rispetto delle regole predisposte dall’Unione stessa nelle materie di sua competenza -, libertà proiettata alla capacità degli Stati europei di armonizzare i singoli settori fiscali interni nell’interesse di un mercato comune.

Il problema, però, è che un’armonizzazione in tal senso è cosa difficile da raggiungere, tanto da assistere oggi ad una forte disparità fiscale tra i singoli Stati membri. Insomma, un ostacolo al mercato interno che distoglie l’attenzione dalla produzione di beni e servizi offerti, dando spazio alla sola individuazione dei luoghi che possano garantire un risparmio di imposta attraverso la migrazione delle imprese da un paese europeo all’altro.

Pianificazione fiscale internazionale e pianificazione fiscale aggressiva

Il crescente sviluppo imprenditoriale a livello internazionale ha spinto sempre più imprenditori a ricercare condizioni economiche favorevoli in altri Paesi, rispetto a quello di appartenenza, per ridurre i propri costi e aumentare la redditività dell’attività.

Oltre alla possibilità di ridurre i costi operativi, infatti, le imprese all’estero possono trovare condizioni vantaggiose per l’abbattimento del costo fiscale, la cui componente assume un valore determinante nell’equilibrio del bilancio aziendale.

A fronte di questa continua ricerca, gli Stati hanno intrapreso una competizione fiscale volta ad offrire le migliori condizioni di tassazione alle imprese.

Ed è proprio in questo contesto che si pone la cd. pianificazione fiscale internazionale che permette alle aziende di svolgere attività economica all’estero utilizzando strumenti volti a minimizzare il carico fiscale complessivo.

La pianificazione fiscale internazionale, quindi, costituisce un’opportunità per le aziende in quanto permette di realizzare un legittimo risparmio d’imposta. Bisogna, però, fare attenzione, in quanto la pianificazione fiscale internazionale può facilmente tradursi in pianificazione fiscale aggressiva dando, così, luogo a pericoli di contestazioni perché le operazioni si ridurrebbero a pratiche di evasione o di elusione fiscale internazionale.

Pianificazione fiscale aggressiva: definizione

La globalizzazione dell’economia ha avuto come ovvia conseguenza la mancanza di una disciplina unica sotto l’aspetto fiscale, dando spazio, invece, a regole di fiscalità internazionale differenti per ogni singolo ordinamento statale di riferimento; regole che spesso si sovrappongono creando problemi di doppia imposizione fiscale, come anche opportunità di doppia non imposizione per le imprese multinazionali.

Capiamo qui lo scopo della pianificazione fiscale aggressiva: eliminare o ridurre il livello di imposizione sul reddito, trasferendo la materia imponibile da Paesi con fiscalità più alta verso Paesi caratterizzati da un’imposizione fiscale più bassa, sfruttando lacune e disallineamenti esistenti tra i differenti sistemi fiscali.

A cosa fare attenzione?

Lo spostamento del reddito imprenditoriale effettuato allo scopo di garantirsi una sostanziale riduzione delle imposte può dare vita a due differenti forme di illiceità giuridica, entrambe ricadenti nella fattispecie di pianificazione fiscale aggressiva.

Parliamo degli istituti della evasione fiscale ed elusione fiscale.

Nello specifico:

  • la pianificazione fiscale assumerà i caratteri della evasione fiscale in caso di violazione di precise norme di legge previste dagli ordinamenti fiscali nei paesi in cui opera il contribuente (il cui comportamento potrebbe, poi, sfociare nella “frode fiscale” quando l’evasione viene perpetrata presentando false dichiarazioni o falsi documenti inerenti ad operazioni inesistenti),
  • la pianificazione fiscale assumerà, invece, i caratteri della elusione fiscale quando, pur non essendoci violazione di precise disposizioni normative, il contribuente sfrutta artificiosamente le disposizioni fiscali per realizzare scopi diversi da quelli effettivamente perseguiti dalla legge.

È difficile, quindi, fare una netta distinzione tra elusione e pianificazione fiscale “legittima” in quanto anche quest’ultima implica la riduzione dell’obbligo fiscale da parte di un contribuente. Tuttavia, può essere effettuata in modo tale da rimanere coerente con lo scopo perseguito dalla normativa fiscale. Diversamente, l’elusione è sempre contraria allo spirito di legge.

Si potrà quindi affermare che per aversi pianificazione fiscale “legittima” bisognerà garantire non solo la corretta applicazione formale della normativa, ma anche rispettarne le finalità.

La pianificazione fiscale aggressiva si sostanzia sulla esistenza di 3 fondamentali condizioni:

  • lo sfruttamento delle disparità tra sistemi diversi, al fine di trarre un indebito vantaggio fiscale,
  • il disallineamento tra luogo di produzione e luogo di tassazione della ricchezza,
  • la doppia non imposizione a livello internazionale che gli Stati interessati non hanno inteso concedere – cioè, nei casi in cui un reddito non è tassato né nello Stato della fonte, né nello Stato di residenza.

Il vero problema della pianificazione fiscale aggressiva è che essa non viola alcuna norma scritta dai vari ordinamenti tributari statali. L’antigiuridicità di questo fenomeno deriva dagli effetti economici che essa produce, effetti deleteri per gli interessi erariali degli Stati coinvolti che finiscono per subirne le conseguenze che, indirettamente, graveranno anche sui contribuenti degli Stati stessi.

Va detto, però, che tale fenomeno non può essere arginato attraverso azioni unilaterali, occorrendo, infatti, l’introduzione di un Coordinamento Fiscale Internazionale da cui trarre norme di comportamento valide a livello internazionale.

Vari Paesi stanno, infatti, cercando di introdurre nei propri ordinamenti norme volte al contrasto di fenomeni di pianificazione fiscale aggressiva. Esempio concreto è l’implementazione da parte dei Paesi europei della normativa BEPS, un progetto disposto dall’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) che si inserisce nell’ambito di quelle azioni volte a contrastare o evitare lo spostamento di base imponibile dai Paesi ad alta fiscalità verso altri con pressione fiscale bassa o nulla da parte delle imprese multinazionali, puntando a stabilire regole uniche e trasparenti condivise a livello internazionale.

Pianificazione fiscale internazionale: in quali casi può convenire

Esistono diversi strumenti che possono essere utilizzati nell’ambito di una pianificazione fiscale internazionale. Ognuno di essi andrà calibrato in base al contesto aziendale considerato e in relazione agli obiettivi che si intendono raggiungere, in quanto non è possibile individuare un’unica strategia fiscale internazionale vincente.

In linea generale, possiamo comunque affermare che gli strumenti di pianificazione fiscale internazionale più frequentemente utilizzati dalle multinazionali possono essere classificati in 3 categorie:

  • localizzazione dell’attività attraverso cui l’impresa sceglie di svolgere la propria attività in uno Stato estero che riconosce un trattamento fiscale di favore per i redditi ivi prodotti,
  • distribuzione o allocazione dei redditi in riferimento al fatto che le imprese tendono a concentrare la base imponibile negli Stati a fiscalità agevolata così da ridurre l’aliquota d’imposta da pagare sui redditi prodotti a livello mondiale. In questa categoria rientrano gli strumenti di indebitamento (Leveraged financing), della sottocapitalizzazione (Thin capitalization) e dei prezzi di trasferimento (Transfer pricing),
  • formazione del reddito attraverso lo sfruttamento delle asimmetrie fiscali in quanto le imprese, attraverso la costituzione, in determinati Paesi, di società estere intermedie, come le holding intermedie o le conduit companies, riescono a sfruttare i vantaggi fiscali che le relative Convenzioni contro le doppie imposizioni riservano ai rispettivi soggetti residenti.

Pianificazione fiscale aggressiva, facciamo molta attenzione!

Vediamo, quindi, che possono essere diversi gli strumenti da utilizzare nell’ambito di una pianificazione fiscale internazionale, ognuno dei quali andrà calibrato sul preciso contesto aziendale considerato. Abbiamo, però, visto anche con quanta facilità una “legittima” pianificazione fiscale possa diventare illegittima, e quindi aggressiva.

La pianificazione fiscale internazionale non è evasione, ma può facilmente diventare tale.

Rivolgersi a professionisti specializzati consente di tutelarsi dall’accusa di pianificazione fiscale aggressiva. Affidati a chi può aiutarti ad evitare qualsiasi abuso fiscale.
 

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