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aprire partita iva artigiano

Aprire partita come Artigiano: quanto costa e quali tasse pagare

Sei un falegname o un programmatore informatico? Sei un’estetista o una parrucchiera? Il tuo sogno è quello di metterti in proprio e aprire partita iva? In questo articolo ti spiegherò come aprire partita iva come artigiano, quali sono i costi derivanti e soprattutto quando conviene un regime piuttosto che un altro. 

Nella guida di oggi andremo a toccare diversi argomenti tra i quali: 

  • come aprire una partita iva da artigiano, 
  • quanto costa la partita iva da artigiano, 
  • quando si deve aprire la partita iva, 
  • quale regime fiscale si deve scegliere, 
  • quali sono le imposte da pagare, 
  • come funziona la previdenza, 
  • quali sono i requisiti per accedere. 

Come vedi, questa guida sarà ricca di concetti e per esprimerli al meglio mi aiuterò con degli esempi pratici. Inoltre, di seguito, puoi trovare un video a supporto direttamente dal mio canale YouTube.

Pronto? Partiamo!

Quando si apre la partita iva da artigiano

Come ho già detto in un articolo precedente, l’apertura della partita iva deve avvenire massimo entro 30 giorni dall’avvio dell’attività. 

Per quanto riguarda gli artigiani, il discorso è un po’ differente: proprio per la natura dell’attività dell’artigiano (utilizza la sua attività amanuense) nella maggior parte dei casi è soggetto all’iscrizione all’INAIL (Istituto Nazionali sull’Assicurazione Infortuni del Lavoro). 

Proprio per questo è necessaria l’apertura della partita iva, l’iscrizione al registro delle imprese e all’Inail prima di iniziare un’attività d’impresa. 

Ad esempio: falegnami, idraulici, estetiste e parrucchiere, prima di iniziare la vostra attività sarà necessario effettuare la cosiddetta “comunicazione unica” che viene fatta alle Camere di Commercio. 

In questa comunicazione viene mandata una notifica all’Agenzia delle Entrate per l’apertura della partita iva, una all’INPS per i contributi previdenziali e un’ultima all’Inail per l’assicurazione nazionale sull’infortunio del lavoro.

Quindi in questa comunicazione andremo a dire gli strumenti che utilizziamo per svolgere la nostra attività, per esempio: se utilizzo il trapano, piuttosto che il coltello oppure il rasoio e così via.. 

A seconda degli utilizzi che faccio cambia il premio assicurativo annuo. 

L’iscrizione all’INPS invece prevede i contributi previdenziali, per gli artigiani sono sono circa 4 rate da 900 euro annui quindi sono circa 4.000 euro che per l’esattezza si definiscono come contributi minimi.

L’Agenzia delle Entrate ha il compito di darti la partita iva e quindi dovrai comunicare il tuo codice Ateco il codice, che identifica la tua attività. 

Il Codice Ateco è importante per due ragioni: 

  • viene identificata l’attività e i conseguenti requisiti professionali che dovranno essere certificati dalla persona che dovrà dimostrare attraverso diplomi o esperienze di lavoro di possedere i requisiti per poter appunto svolgere quell’attività;
  • per quanto riguarda i regimi agevolati, quali regime forfettario, cambia la percentuale sulla quale si calcola le imposte. Questo passaggio è fondamentale perché per chi non dovesse entrare nel regime forfettario, il Codice Ateco è importante per andare a valutare in base a quelle attività quali sono i costi deducibili dal reddito di impresa.

Come puoi vedere, il codice Ateco associa tante importanti variabili dal punto di vista dei costi. 

Quanto costa aprire la partita iva da artigiano


Tutte le comunicazioni che abbiamo visto fino a questo punto non hanno dei costi molto elevati, quello che costa è l’onorario del professionista. L’apertura della partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate è gratuita, l’iscrizione all’INPS è gratuita, l’iscrizione all’INAIL è gratuita

Quello che paghi è il premio INAIL (sarà un premio nella peggiore delle ipotesi di 150 euro l’anno per gli artigiani). Per quanto riguarda l’INPS, pagherai i contributi INPS. Per quanto riguarda la partita IVA, pagherai poi le imposte sul reddito d’impresa. 

La Segnalazione Certificata di Inizio Attività, varia da comune a comune ma in linea di massima il costo può andare da 0 a 100 euro.

Poi c’è l’iscrizione in Camera di Commercio, il cosiddetto Diritto Camerale e i vari bolli che sono circa 35 euro l’anno.

Quindi i costi vivi di apertura della partita IVA sono sì e no 150 euro più INAIL male nell’ipotesi peggiore si arriva a 300 euro, quello che cambia ovviamente è l’onorario del Professionista che ti va a fare tutta questa operazione. 

Quando si può iniziare a svolgere la propria attività? possiamo iniziare la nostra attività il giorno dopo che abbiamo presentato tutti questi requisiti.

Quali sono le imposte da pagare e quale regime fiscale prediligere

I regimi fiscali della ditta individuale sono essenzialmente due:

  • ordinario 
  • forfettario

La scelta del regime fiscale poi determinerà il pagamento dei contributi previdenziali e il pagamento delle imposte. Nel regime ordinario, paghiamo le imposte sul reddito quindi se noi abbiamo un reddito paghiamo le imposte se noi non abbiamo un reddito non paghiamo le imposte. 

Come si determina il reddito nel regime ordinario e forfettario?

Nel regime ordinario si determina con un’operazione matematica di Ricavi – Costi. Ovviamente i costi devono essere inerenti l’attività d’impresa. Il risultato di questa operazione è il nostro reddito sul quale noi andremo a verificare l’imposta IRPEF (che va a scaglioni che parte dal 23% e poi va a salire fino ad un massimo di 43%). 

Nel regime forfettario invece, si prende il totale dei ricavi d’impresa e si moltiplica per un coefficiente di redditività.  Nella maggior parte dei casi questo coefficiente di redditività ce lo dà il Ministero (generalmente per la categoria degli artigiani è del 67%). 

Quindi prendiamo i ricavi e li moltiplichiamo per il 67%, il risultato sarà il nostro reddito al quale verrà applicata un’imposta del 15%. Se invece siamo una startup (quindi non abbiamo mai svolto questo lavoro prima) l’imposta sarà del 5%. 

Quando conviene il regime forfettario piuttosto che il regime ordinario?

Nella maggior parte dei casi il regime forfettario conviene ma ci sono dei casi in cui è meglio avere il regime ordinario, ovvero quando i costi sono molto elevati.

I contributi INPS

L’INPS si paga in quattro rate da circa €1000 specificamente il 16 febbraio, 16 maggio, 16 agosto e il 16 novembre. I 4.00euro di cui sto parlando sono i cosiddetti contributi minimi cioè che coprono un reddito compreso tra 0 e 17.100 euro annui. 

Quindi se il nostro reddito risultante dal calcolo sia ordinario che forfettario è compreso fra 0 e 17.100 euro io questi 4.000 euro li devo pagare. Se il mio reddito poi è superiore a 17.101 euro, per la parte eccedente ai 17.101 euro, si applica su questa parte solo su questa applico il 24%.

Questi sono i contributi oltre il minimale. 

L’agevolazione che c’è sul regime forfetario, è che sull’importo totale possiamo avere un’agevolazione del 35%. Si parla di un’agevolazione e non di uno sconto perchè significa incamerare nella fedina INPS meno anni di contributi (perchè ogni anno non sarà di 12 mesi ma 12 mesi meno il 35%). 

Quindi per avere 35 anni di contributi, ce ne vorranno di più di anni solari.

Quali sono i requisiti?

Molte attività artigiane necessitano numerosi requisiti che altro non sono delle autocertificazioni e diplomi, come anche gli anni di esperienza maturati nel settore di attività che poi andrà a svolgere. 

Se si esercita un’attività senza requisiti è un esercizio abusivo e le multe sono davvero salate: Quindi, attenzione!

Conclusioni

Siamo giunti al termine di questa guida dedicata al settore degli artigiani. Ti ricordo che se sei un aspirante artigiano e hai bisogno di una consulenza personalizzata per avere più chiara l’impostazione fiscale della tua attività, io e il mio team siamo a tua disposizione. 

Alla prossima guida, 

Avv. Carlo Alberto Micheli

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