Ditta individuale o lavoratore autonomo (libero professionista)? L’errore da evitare

1. Introduzione

Ditta individuale o lavoratore autonomo? Nel mondo del lavoro, sotto l’aspetto legale e fiscale, è facile sbagliare: un cavillo, una postilla, una riga scritta piccolissima nell’ultima pagina di un contratto possono indurre in errore. Errori che, in alcuni casi, portano a sanzioni, altre volte a far rinunciare inconsapevolmente a delle opportunità di lavoro o profitto. 

E’ questo il caso della dicitura “ditta individuale”, una categoria profondamente differente dal libero professionista sulla carta, ma una terminologia che spesso viene usata impropriamente, tanto da confondere il lavoratore. Nei prossimi paragrafi cercheremo di chiarire le differenze e l’errore di valutazione da evitare assolutamente. 

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2. Attenzione alla terminologia

Molto spesso con il termine “ditta individuale” vengono indicati tutti quei lavoratori che non svolgono la propria attività in società. E’ un errore: la ditta individuale non racchiude la categoria dei liberi professionisti, ma solo quella di artigiani e commercianti, con le profonde differenze fiscali e contributive che portano con loro. Questo errore è però molto comune anche su documenti ufficiali di enti (ad esempio sull’attestato di apertura di partita Iva rilasciato dall’Agenzia delle Entrate) e su vari bandi pubblici e privati per posizioni lavorative aperte. E’ pertanto necessario conoscere bene le diversità tra ditta individuale e lavoratore autonomo in modo da scoprire con facilità chi sia realmente l’interessato. 

3. Ditta individuale o lavoratore autonomo?

Abbiamo detto che anche se spesso vengono nominati allo stesso modo la distinzione tra lavoratore autonomo, o libero professionista, e ditta individuale, riguarda sia l’aspetto fiscale che quello contributivo. Vediamo allora le differenze nel dettaglio, ricordando prima di tutto che l’appartenenza ad una o all’altra categoria è determinata dal tipo di attività svolta, e non è arbitraria. Non sono quindi determinanti beni strumentali o luogo di lavoro, ad esempio.

La ditta individuale

La ditta individuale fa riferimento agli imprenditori individuali, ovvero a tutti coloro abbiano un’attività da artigiano o commerciante. 

Nel dettaglio sono quei lavoratori che svolgono un’attività manuale artigianale (idraulici, elettricisti, muratori, parrucchieri, falegnami, fabbri ecc…) o di compravendita di merci o materie prime. 

All’interno poi della categoria “commercianti” è bene distinguere tra vendita al dettaglio o all’ingrosso, o sul web (ma in questo caso solo se la rivendita è di oggetti non auto prodotti artigianalmente). 

Il lavoratore autonomo

Per lavoratore autonomo si intendono tutti i professionisti che svolgono un’attività “intellettuale”. Parliamo della categoria comunemente chiamata anche dei “liberi professionisti”: Sono tutti quei lavoratori iscritti ad un Albo o ad un Ordine professionale, come ad esempio avvocati, commercialisti, notai, medici, giornalisti, architetti, geometri, psicologi ecc… Ma non solo. Parliamo di lavoratori autonomi o liberi professionisti per tutte quelle figure che pur non avendo un Ordine, esercitano la propria attività “con l’intelletto”, come abbiamo detto in precedenza. Dunque ci riferiamo a consulenti di vario genere, web master, critici d’arte ecc…

4. Aspetti fiscali: le differenze tra ditta individuale e lavoratore autonomo

Come abbiamo detto in precedenza, le differenze a livello fiscale tra le due categoria sono sostanziali, vediamole nello specifico.

Fiscalità della ditta individuale

La determinazione del reddito imponibile annuale, in questo caso, si avvale del principio di cassa o di competenza economica, a scelta dell’imprenditore. 

Anche per le ditte individuali è possibile scegliere tra regime forfettario, ordinario in contabilità semplificata o ordinario a seconda della mole di ricavi annui e dei requisiti di cui abbiamo accennato per i lavoratori autonomi. 

Fiscalità del lavoratore autonomo

Per determinare il reddito, e di conseguenza le imposte da pagare, nel caso di un lavoratore autonomo ci si avvale del “principio di cassa”, ovvero la differenza tra gli incassi e i costi deducibili. Per quanto riguarda il regime fiscale, il libero professionista può scegliere tra forfettario (solitamente il più conveniente), ordinario in contabilità semplificata o ordinario. La scelta è legata principalmente al reddito annuale ma anche ad altri requisiti (vedi video).

La differenza

Ad un primo sguardo sembra che non ci siano differenze tra le due categorie, ma ce ne è sostanziale: artigiani e commercianti (ditta individuale) sono tenuti ad iscriversi alla Camera di Commercio e all’Inail, obbligo non previsto per i liberi professionisti (lavoratori autonomi). 

5. Aspetti previdenziali: le differenze tra ditta individuale e lavoratore autonomo

Contributi previdenziali per il gli imprenditori di ditte individuali

Partendo dal presupposto che per ditta individuale si intende l’attività di un artigiano o di un commerciante, la cassa previdenziale alla quale l’imprenditore dovrà iscriversi sarà la Gestione Artigiani e Commercianti INPS. Sono previsti versamenti fissi, ai quali si aggiungono i contributi per l’eccedenza sul minimale, calcolati sulla basi di scaglioni predefiniti.

Contributi previdenziali per il lavoratore autonomo

Come e a chi pagano i contributi i lavoratori autonomi? Come abbiamo detto i liberi professionisti sono spesso iscritti ad un Albo o ad un Ordine professionale, e nella maggior parte dei casi questi hanno una cassa professionale di riferimento, ad esempio la Cassa Forense per gli avvocati o l’INPGI per i giornalisti. Queste casse professionali hanno regole interne che variano per la determinazione dei contributi da versare, sia per quanto riguarda il minimale che per l’eccedente. 

Ma, come abbiamo detto, non tutti hanno un Albo o un Ordine a cui iscriversi, e di conseguenza neanche una cassa previdenziale di categoria. In questo caso il libero professionista sarà tenuto ad iscriversi alla Gestione Separata. I contributi previdenziali saranno basati sul solo reddito imponibile del professionista.  

6. Apertura e gestione della partita iva

Le differenze che abbiamo visto fino ad ora non sono le uniche. Già in fase di apertura della partita Iva vi accorgerete che esistono delle diversià. Ad esempio nella compilazione dei moduli richiesti o dei permessi da presentare. Vediamole nello specifico.

Ditta Individuale: rimane gratuita (salvo eventuali imposte di bollo) l’apertura della partita Iva, ma l’imprenditore sarà obbligato all’iscrizione alla Camera di Commercio, agli adempimenti Inail e all’invio della Comunicazione Unica (o ComUnica): una pratica che riassume le richieste da effettuare a vari enti. Nel dettaglio con un solo modello il lavoratore si interfaccerà con Agenzia delle Entrate, Registro delle Imprese, INPS e INAIL. Per convalidare l’invio è necessaria la firma digitale (che ha un costo di attivazione). Sarà inoltre necessario presentare presso il Comune di residenza la S.C.I.A. ovvero la “segnalazione certificata di inizio attività”. 

Libero professionista: l’apertura della partita Iva non comporta alcun costo (salvo eventuali imposte di bollo) e non è tenuto a iscriversi ad alcun ente che non sia il proprio Albo o Ordine professionale (ognuno di essi ha una quota di iscrizione annua specifica). A seconda dell’attività svolta dovrà presentare una S.C.I.A. ovvero la “segnalazione certificata di inizio attività”.

Ogni tipologia di attività ha poi alcune procedure proprie che andranno valutate caso per caso. 

7. In conclusione

Una volta chiarite tutte le differenze non sarà più un problema riuscire a capire a quale categoria effettivamente appartiene la vostra partita Iva. In questo modo potrete evitare di cadere in errore. 

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Veronica Boggian

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