PARTITA IVA DA FOTOGRAFO: COME APRIRLA E GESTIRLA

1. Introduzione

Fin da piccolo hai avuto la voglia di imprimere su carta quello che avevi davanti agli occhi facendo poi crescere questa passione nel corso degli anni? Ti hanno sempre detto che le tue foto erano molto belle, che nascondevi un talento e magari hai deciso di intraprendere degli studi professionali? Ora che quel percorso è finito sei pronto a partire per far diventare un vero e proprio lavoro quello che era solo una passione. Noi ti daremo le indicazioni burocratiche e fiscali per dare il via alla tua professione.

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2. IL FOTOGRAFO

La fotografia è un’attività tra le più mutevoli nel tempo. Questo perché la tecnologia mette a disposizione del fotografo sempre nuovi strumenti. Ogni giorno una nuova scoperta e un nuovo gusto anche nella realizzazione, ma soprattutto nella post produzione. Le foto che “andavano di moda” solo pochi anni fa ora risultano antiquate. E’ compito del fotografo non solo restare al passo con i tempi, ma anche esplorare nuove vie, un po’ come uno scalatore in montagna. E questa potremmo definirla come la parte “bella” del lavoro. La parte “brutta” invece è la poca tutela della professionalità, oggi tutti sono fotografi anche solo con uno smartphone in mano. E’ anche questo il motivo per cui è necessario rinnovarsi per essere distinguibili tra la massa. 

3. COME APRIRE UNA PARTITA IVA PER FOTOGRAFO

Dopo questo preambolo più che doveroso, è necessario tornare con i piedi per terra e buttarsi nella parte meno “artistica” della questione, quella burocratica. Come per molte altri impieghi, quello del fotografo è un “mestiere” difficilmente inquadrabile sotto l’aspetto fiscale, tanto che può rientrare sia nella macro-categoria di libero professionista sia in quella di artigiano, con le sostanziali differenze che di seguito tratteremo. Questo accade in quanto il fotografo non presta il proprio servizio solo “con l’intelletto” o solo “con le mani”, ma utilizzando entrambi gli strumenti. 

Proviamo allora a risolvere il problema con un piccolo schema che elenca le varie di tipologie:

Libero professionista: è il fotografo che svolge attività di freelance nella realizzazione di fotografie o di grafica pubblicitaria, agisce in maniera autonoma e personale e non commercializza le sue opere con una struttura fissa. E’ libero professionista anche quel fotografo che svolge solo attività di consulenza senza realizzare fotografie. L’apertura della partita Iva non comporterà alcun costo (salvo eventuali imposte di bollo), mentre per quanto riguarda i contributi il fotografo sarà tenuto ad iscriversi alla Gestione Separata INPS. 

Artigiano: è colui che svolge attività di fotografo sotto forma di impresa. intendiamo cioè il fotografo che scatta foto su commissione, che nella maggior parte dei casi ha uno studio fotografico dove realizza servizi fotografici e dove può vendere accessori. In quest’ultimo caso diventerà anche commerciante. Pertanto, se sceglierà una contabilità in regime forfettario, dovrà dividere i ricavi tra le due attività, fotografo e rivenditore, che hanno un coefficiente di redditività differente. In questo caso rimane gratuita (salvo eventuali imposte di bollo) l’apertura della partita Iva, ma saranno obbligatori l’iscrizione alla Camera di Commercio, gli adempimenti Inail e la Tassa di Concessione Governativa. Sarà inoltre necessario, in caso di “negozio”, presentare presso il Comune di residenza la S.C.I.A. ovvero la “segnalazione certificata di inizio attività”. 

Cessione dei diritti di autore: si riferisce solo alla cessione del diritto di utilizzazione per editoria di immagini di carattere interpretativo o creativo. Non sono consentiti impieghi commerciali o pubblicitari. Non è prevista contribuzione INPS.

Il codice ATECO più comunemente scelto è il 74.20.19, che rientra nella categoria “altre attività di Riprese Fotografiche”, e rimane il medesimo sia per il libero professionista che per l’artigiano. Gli altri due codici ATECO che si riferiscono al fotografo sono: 74.20.20 “attività degli studi fotografici per lo sviluppo e stampa conto terzi” e 74.20.11 “attività di fotoreporter” (ma questo è un lavoro più specifico). 

4. IL REGIME FISCALE PER I FOTOGRAFI

Il fotografo che apre una partita Iva deve scegliere sin da subito quale regime fiscale adottare: regime forfettario, regime ordinario in contabilità semplificata o contabilità ordinaria. La differenza sostanziale sta nella determinazione del reddito: in quello forfettario è sulla base del coefficiente di redditività, in quello ordinario è determinato dai ricavi meno i costi sostenuti.

Il regime forfettario

Se si è in possesso di tutti i requisiti (primo fra tutti un ricavo non superiore ai 65mila €), il regime forfettario è sicuramente il più conveniente, come abbiamo già spiegato in altre circostanze (vedi video). In base al regime forfettario quanto paga di tasse un fotografo? Il conteggio è lo stesso che per tutte le altre categorie di ditte individuali che si avvalgono di questo tipo di regime fiscale. L’imposta sostitutiva in regime forfettario è del 15%, 5% per i primi 5 anni in caso di start-up (che prevede che la stessa attività non fosse svolta nei 3 anni precedenti l’apertura della partita Iva). A questo punto è necessario conoscere il proprio coefficiente di redditività in base al proprio codice ATECO, che nel caso dei fotografo è pari al 78%. Viene considerata una percentuale forfettaria del 22% per le spese sostenute per l’attività. A questo punto il calcolo delle tasse da pagare è semplice, basterà moltiplicare il ricavo lordo per il coefficiente di redditività e applicare l’imposta del 15% (o 5%).

Un esempio? Se il ricavo lordo è di 50mila € il calcolo sarà: 50.000×78%= 39.000€x15%=5850€

oppure 50.000×78%=39.000€x5%=1950€ .

Ricordiamo che in regime forfettario non è obbligatoria alla fatturazione elettronica ma può essere emessa cartacea con marca da bollo per importi superiori ai 77,47€. 

Lo studio fotografico: come abbiamo detto in precedenza nel caso di uno studio fotografico che fa rivendita di accessori, per questa attività il coefficiente di redditività è pari al 40%.

Il regime ordinario in contabilità semplificata

In mancanza dei requisiti per il regime forfettario è inevitabile la scelta del regime fiscale ordinario in contabilità semplificata. In questo caso il reddito sarà conteggiato sulla differenza tra ricavi meno costi. Su questo utile si applicherà l’IRPEF in base agli scaglioni previsti dalla legge. Inoltre il lavoratore sarà soggetto ad Iva.

Il libero professionista dovrà emettere la fattura elettronica con “ritenuta d’acconto del 20%”. Di cosa si tratta? Vediamolo nel dettaglio: la fattura dovrà riportare la cifra stabilita per il compenso, a questa sarà aggiunta l’Iva e infine verrà sottratta la ritenuta d’acconto del 20%. Il totale della fattura risulterà dunque lievemente più basso del pattuito. Questo perché sarà il destinatario del servizio a pagare la ritenuta d’acconto per conto del libero professionista che la recupererà nella dichiarazione dei redditi l’anno successivo. In che modo? sottraendo dalle tasse dovute l’importo totale delle ritenute di tutte le fatture emesse. Facciamo un esempio: un lavoratore che avrà accumulato ritenute d’acconto per 5mila € e al termine dell’anno fiscale avrà da pagare 6mila € di tasse pagherà solo la differenza di quanto già versato, quindi 1000€. 

La ritenuta d’acconto è prevista solo per fatturazione a partite Iva, se invece è rivolta a privati non deve essere applicata. 

Il regime ordinario in contabilità semplificata

In caso di superamento della soglia dei 400mila € per le attività di prestazione di servizi o dei 700mila € per le altre attività, dal regime ordinario in contabilità semplificata si passa al regime ordinario.

Cessione di immagini editoriali: per quanto riguarda la cessione dei diritto d’uso avviene attraverso lo sfruttamento del diritto di autore se ha tre requisiti: immagine dal taglio creativo, impiego editoriale, cessione da parte di professionista o persona fisica. In questo caso la prestazione è esente IVA . Non si emetterà dunque una fattura ma una ricevuta fiscale con una deduzione forfettaria del reddito del 75%. Si applica inoltre una ritenuta di acconto del 20% sulla ricevuta. 

5. VERSAMENTO CONTRIBUTI PER IL FOTOGRAFO

Torniamo alle differenze tra libero professionista e artigiano quando parliamo invece di contributi. Di seguito le due strade che possono essere percorse. 

Libero Professionista: i fotografi sono tenuti a iscriversi alla Gestione Separata INPS, la cui aliquota applicata al reddito è pari al 25,72% del fatturato, sia in regime forfettario che in regime ordinario/semplificato.  

Artigiano: gli artigiani sono obbligati ad iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, che prevede un contributo fisso per redditi da 0 a 15.953€ (minimale al 2020) pari a circa 960€ per quattro rate annue. Per redditi eccedenti il minimale si hanno due fasce di fatturato, con distinzione anche in base l’età del professionisti e di suoi eventuali collaboratori (vedi tabella).

E’ possibile richiedere una riduzione del 35% con un contributo minimo pari a circa 630€ per 4 rate annue. Questa agevolazione è prevista per tutte le partite Iva artigiani che abbiano scelto il regime forfettario (anche in un secondo momento rispetto all’apertura). La riduzione sarà applicata sia sul minimale che sull’eccedente il minimale. La richiesta dovrà essere compilata e inoltrata online ogni anno entro il 28 febbraio. Ma attenzione questa riduzione comporta un rischio: se il versamento finale annuale non è pari o superiore al contributo fisso, non sarà più garantita la piena annualità contributiva (ai fini del raggiungimento della pensione). In questo caso sarà possibile coprire la parte mancante con i versamenti dell’anno successivo. 

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Veronica Boggian

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