Aprire partita iva come biologo

aprire partita iva come biologoIl percorso formativo che permette di diventare biologi presuppone un corso di laurea in Scienze Biologiche o in Biologia, grazie a cui si diventa dottori in biologia ma non si ha ancora la possibilità di esercitare la libera professione.

Per compiere questo ulteriore step, infatti, è necessario conseguire l’abilitazione, e cioè superare un esame di Stato per poi entrare a far parte dell’Ordine nazionale dei biologi.

Per essere ammessi all’esame di Stato e acquisire il titolo professionale di biologo è necessario aver ottenuto una laurea specialistica in Biologia, in Biotecnologie industriali, in Biotecnologie agrarie, in Scienze della nutrizione umana, in Scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio o in Biotecnologie mediche, veterinarie e farmaceutiche.

I pubblici impiegati a cui è vietato l’esercizio della libera professione non si possono iscrivere all’ordine, ma possono comunque entrare in un elenco a sé su richiesta.

Che cosa fa un biologo

Un biologo che eserciti da libero professionista può essere coinvolto nei controlli e nell’identificazione di merce di origine biologica, nell’identificazione di agenti patogeni delle piante e degli animali, nella valutazione delle esigenze nutritive degli esseri umani, nelle analisi delle acque minerali e potabili, nella classificazione delle piante, nell’identificazione degli organismi in grado di danneggiare il patrimonio artistico, nelle analisi istologiche e sierologiche o negli studi di ormoni, vitamine, antibiotici e sieri.

Come aprire la partita Iva

Un biologo intenzionato a operare in qualità di libero professionista è tenuto, dopo essersi iscritto all’ordine, ad aprire la partita Iva.

Per quanto tale operazione possa essere compiuta in autonomia, è preferibile farsi assistere da un dottore commercialista per tutte le procedure e per tutti gli adempimenti fiscali, inclusa la scelta del regime fiscale più adeguato.

La contabilità semplificata è il regime naturale per i professionisti: essa si basa sull’applicazione delle ritenute di acconto e dell’Iva in fattura.

La contabilità dei costi e dei ricavi deve essere tenuta per ogni anno, mentre una volta ogni tre mesi si deve provvedere alla liquidazione dell’Iva che è il frutto della sottrazione tra l’Iva che è stata accreditata sulle fatture pagate ai fornitori da quella addebitata al cliente.

Per richiedere la partita Iva ci si deve rivolgere all’Agenzia delle Entrate: il modello da compilare è l’AA9/12, che può essere trasmesso online o in modalità cartacea.

Il codice di attività

Per quel che concerne il codice Ateco, vale a dire il codice di attività, sono due le alternativa a disposizione: il codice 72.19.09 è relativo alla ricerca e allo sviluppo sperimentale nel campo dell’ingegneria e delle altre scienze naturali, mentre il codice 86.90.29 riguarda le altre attività paramediche indipendenti non codificate altrove.

Il regime forfettario

Il regime forfettario costituisce una soluzione alternativa rispetto alla contabilità semplificata per i biologi che vogliono aprire partita Iva: in questo caso, tuttavia, è indispensabile mantenersi al di sotto di un fatturato annuo di 30mila euro.

Questo regime di vantaggio garantisce una tassazione forfettaria del reddito che deve essere calcolata in percentuale sulla base dei ricavi annui: occorre tener presente che nessun costo può essere dedotto.

L’imposta sostitutiva che viene applicata è del 5%, ma solo per i primi 5 anni; poi sale al 15.

Se vuoi aprire una partita IVA come biologo ti offriamo una prima consulenza gratuita e senza impegno con la quale potrai avere informazioni personalizzate.