BREXIT: COSA CAMBIA PER BUSINESS E EMIGRAZIONE IN UK

La Brexit alle porte e regna una situazione intensa, che potrebbe sembrare il caos ma ricordiamoci che spesso nel caos c’è il nuovo ordine. E’ innegabile però che ci sia parecchio fermento sul lato internazionale, cercheremo di capire insieme cosa succede nel mondo Brexit, e lo faremo con Riccardo Zanetti, con il quale ho fondato MyAccounting International (portale per avviare business in UK) e Lorenzo Fontanelli, nuovo arrivato in questo progetto.

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Partiamo dalla situazione attuale in UK, visto che Riccardo abita e lavora a Londra. “Qua va benissimo direi, o almeno va molto meglio che in Italia. Da pochi giorni si è tornati praticamente alla normalità, i centri commerciali sono aperti con il distanziamento (anche se ci sono affollamenti), e arriva il vaccino”. Sì perché la Brexit, e la normale autonomia che ne consegue per la Gran Bretagna, ha fatto sì che sia stato il primo Paese europeo a richiedere e ottenere l’autorizzazione per la somministrazione del vaccino.

Passiamo ora alle questioni burocratiche legate alle aziende e alle loro attività.

Ho trovato una notizia interessante su “Italia Oggi” riguardante le varie conformità, del marchio dei prodotti e di altre cose. E dice che “il marchio “Ce” diventerà “Ukca”, quindi alcune aziende che esportano dovranno adeguarsi. Ci sarà dunque una nuova disciplina per giocattoli, elettrodomestici, ascensori, anche se al momento le differenze non sono molte. A mio parere alla fine tutte queste differenze non saranno poi così evidenti.

Ma più in generale cosa ne sappiamo della Brexit oggi?

“Sappiamo che ne stanno ancora parlando. Sappiamo – continua Fontanelli – che ancora niente è deciso. Che abbiamo da una parte Michel Barnier e dall’altra Boris Johnson, quindi un francese e un inglese entrambi con un carattere forte, che stanno decidendo su ogni singolo argomento. Di deciso c’è soltanto che il 1° gennaio 2021 la Gran Bretagna è fuori dall’Europa e che questo lo ha deciso Johnson”.

Per le strade c’è la percezione che accadrà qualcosa oppure no?

“Ci sono due aspetti – spiega Zanetti – il primo legato al mondo televisivo che io non seguo, quindi non so dirti molto di quell’aspetto che poi è la percezione del popolo. Poi c’è la strada e lì non c’è niente, tutto sembra normale: non c’è crisi o scalpore. Le persone circolano come se nulla fosse, come immagino dovrebbe essere. L’unico aspetto più problematico è per quel che riguarda lo spostamento di persone, ottenere la residenza o il visto: da quel che vedo e sento ci sono dei problemi. Per riuscire a rimanere qui più tempo è necessario ottenere prima del 31dicembre il Pre-settled Status”. Di cui parleremo più avanti.

Io mi ricordo il giorno che è stata votata per la prima volta la Brexit (ci sono stati più passaggi negli ultimi anni) e sembrava dovesse succedere una cosa catastrofica. Ora che siamo a meno di un mese quel disastro, così come era stato annunciato, non sembra che ci sarà.

“Perché stiamo parlando dell’Inghilterra – precisa Fontanelli – e stiamo parlando di Johnson che ha creato la Brexit. Lui è andato in giro per il Paese guidando un camion rosso e blu con scritto “350milioni a settimana teniamoceli per noi”. Visto che Johnson faceva affidamento su Trump, che spalleggiava la sua tipologia di politica, secondo te con Biden cambierà qualcosa?

“Non credo, è capace di essere amico con tutti, e comunque Uk e USA sono due “Nazioni amiche”, quindi non cambierà niente”.

Riccardo, sul piano delle attività la percezione è che questo cambiamento sarà reale o ci sveglieremo il 1° gennaio e non sarà cambiato niente?

“Per essere sincero da quello che ho visto cambierà molto poco. Giusto per le aziende che spostano prodotti ma per chi vende servizi non cambierà niente. La preoccupazione più grande che sento e percepisco è quella per le licenze e per la passaportazione delle licenze. Lavorando soprattutto nel settore fintech sto vedendo molte aziende aprire seconde sedi tra Irlanda e Lituania”.

E per gli italiani cosa cambierà?

“Dipende: gli italiani che vorranno andare in vacanza – spiega Fontanelli – dovranno avere un visto turistico. Gli italiani che vorranno andare a lavorare dovranno, invece, seguire uno schema a punteggio. Dovranno fare un esame di inglese, avere determinati titoli di studio e raggiungere, appunto, un determinato punteggio”. Diciamo che la volontà è “di selezionare chi va in Inghilterra e di fare business come vogliono loro. Selezioneranno chi vogliono (come figura professionale, ndr) a seconda delle loro necessità”.

Per chi si trasferisce ora come funziona?

“Come al solito fino al 31 dicembre. Per chi sta arrivando – precisa Zanetti – l’unico problema è ottenere il NIN (national insurance number), ma si può comunque richiedere il Pre-settled Status”.

Secondo te, Lorenzo, ci sarà la proroga? Sulle merci secondo me sì.

“Secondo me troveranno un accordo all’ultimo minuto o non troveranno neanche un accordo ora e lo troveranno in futuro”.

Lorenzo, parliamo del Settled Status o Pre-settled status di cui abbiamo già accennato.

“E’ il diritto con il quale gli inglesi in Europa e gli europei in Gran Bretagna che erano già presenti nel territorio avranno gli stessi diritti nei Paesi in cui sono residenti. Vuol dire che io che ero già residente in Inghilterra posso richiedere il Pre-settled Status, quindi informare l’Inghilterra che ero già residente e intendo rimanere e avrò tutti i diritti di un inglese, arrivando anche a poter richiedere il passaporto dopo 5 anni”.

Cosa deve fare adesso un italiano che vuole andare in UK l’anno prossimo?

“Teoricamente – spiega Fontanelli – devi entrare nel territorio inglese per chiederlo. Ma sono molto flessibili con i cittadini europei, quindi basta semplicemente esserci stati in precedenza o avere la necessità di richiederlo ed è possibile farlo”. E per gli italiani che vogliono aprire un business? “Da gennaio ci sarà una nuova regolamentazione inglese per gli stranieri: ci vorrà un investimento minimo o appoggiarsi ad una persona già sul territorio”. E, infine, chi ha una società a Londra ma è residente in Italia avrà delle priorità da gennaio o no? “Ci sarà sempre il discorso del punteggio per avere il visto. Dipenderà dal bisogno del Paese in quel periodo, se la Gran Bretagna avesse bisogno di imprenditori potrebbe dare delle agevolazioni in quel settore. Ad oggi è conveniente per chi ha una società richiedere il Pre-settled Status”.

Riccardo, cosa bisogna fare per prendere la residenza in UK?

“Ci sono due step fondamentali: trovare un indirizzo (con due proof of address), e avere un numero telefonico inglese”.

Lorenzo, quali sono le ragioni per le quali pensi che la Gran Bretagna sia il miglior posto dove fare business?

“Premetto che io sono italiano ho vissuto in diversi paesi, ci sono dei paesi con tassazione più bassa ma va visto l’insieme, ovvero il rapporto tra servizi, sicurezza, benefici e costo delle tasse. E in UK il rapporto è il migliore. Hai un servizio bancario eccellente, hai una garanzia legale notevole, hai sicurezza, hai semplicità, hai tutto quello che devi avere”.

Passiamo alle domande che ci sono arrivate.

E’ possibile aprire un’azienda in UK e non starci mai o deve starci 6 mesi per pagare le tasse?

Partiamo dai 6 mesi: non è così semplice e ci sono diversi video sul mio canale che spiegano come la regola del 183 giorni sia una bugia. Passiamo all’apertura di un’azienda, Lorenzo: “La risposta è: assolutamente sì. E’ possibile. Consideriamo che qui ci sono persone di tutto il mondo che aprono società di tutti i generi. Ci sono molti strumenti legali per la gestione dell’azienda che in Italia non ci sono”. E’ un sistema profondamente diverso da quello italiano.

E’ possibile avere degli esempi tra Italia e UK se volessi aprire un’attività lì?

Per prima cosa bisogna capire quale attività, fare un business plan e individuare se quello è il paese adatto, non solo dal punto di vista di aderenza dell’attività economica a quel paese, ma anche dell’aderenza di quel paese a te. “E’ molto semplice aprire una società in UK – spiega Zanetti – ma non è comunque una passeggiata anche se è più snello che in Italia”.

Anche il nominee shareholder è accettato dal governo UK?

“Dipende. In linea generale sì, ma ci sono una serie di fattori da considerare, e soprattutto il fattore che chi fa questo non fa un illecito in UK ma nella nazione in cui è residente, se è visto come illecito in quel paese. Ma la bellezza dell’Inghilterra è che c’è una risoluzione a tutti i problemi”, conclude Fontanelli.

Se una persona è residente in Estonia ma ha una LTD in UK, può evitare l’esterovestizione?

Meglio contattare un legale estone per capire che definizione hanno di esterovestizione, residenza e domicilio in Estonia.

Riccardo quali sono i costi fissi di una LTD?

“Prima di tutto dipende se è una LTD VAT o no VAT, quindi se è necessario o no richiedere la partita Iva. Se non avrai bisogno di una partita Iva, quindi il primo anno fatturerai meno di 85mila sterline e non avrai bisogno di richiederla per le tue esigenze aziendali, si aggira intorno alle 3mila sterline all’anno con contabilità. Se è una LTD con VAT, quindi con una partita Iva, si parla di circa 4mila sterline”.

Lorenzo tre motivi per aprire una LTD in Gran Bretagna entro la fine dell’anno?

“Primo: benefici che offre in generale, come il supporto bancario e legale, vantaggi che esistono sempre. Secondo: poter prendere il Pre-settled Status, terzo: crearsi e pianificarsi una fiscalità migliore”.

Per ulteriori consigli e chiarimenti su come aprire la propria attività in UK vi rimandiamo al sito di MyAccounting International.

Veronica Boggian

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