LEGGE DI BILANCIO 2021: LE (NUOVE) SORTI DEI CONTRIBUENTI ITALIANI!

1. Diminuire gli scaglioni Irpef eliminando le tax expenditures 
Da diverso tempo, ormai, si parla della tanto attesa riforma Irpef che dovrebbe trovare applicazione con la nuova Legge di Bilancio 2021. Al centro delle manovre più discusse vi è la rimodulazione delle attuali aliquote; infatti, l’obiettivo dell’esecutivo pare quello di redistribuire la pressione fiscale, attraverso la rimodulazione degli scaglioni Irpef (riducendoli da 5 a 4), allo scopo di favorire i redditi medio bassi a scapito di quelli più alti – una manovra, questa, che però risulterebbe fattibile solo attraverso il “recupero” di almeno 10 miliardi di € da utilizzare come “copertura economica”.

…dove e come trovare una somma così elevata?

Ed ecco il primo punto che ha fatto molto discutere e ricevere già diversi dissensi.
La soluzione, infatti, parrebbe trovarla nel cd. sfoltimento delle detrazioni fiscali. Ebbene si, per intervenire sul famigerato cuneo fiscale ed alleggerire il peso del fisco sulle tasse dei contribuenti, l’unica soluzione ad oggi pensata sembra esser quella di attingere ai ben 530 sconti fiscali riconosciuti a famiglie e imprese – ovviamente, diminuendoli -, così recuperando i 10 miliardi di € “mancanti”.
Certo, metter mano sulle tax expenditures (ovvero al sistema di detrazioni e deduzioni fiscali) è particolarmente complesso – se non altro, impopolare! Ne è la riprova il fatto che, nonostante se ne parli da anni, ancora nessun Governo ha avuto davvero il coraggio di intervenire in tal senso. Non va dimenticato, infatti, che sono proprio i bonus e gli sconti riconosciuti ai contribuenti che garantiscono un recupero di una parte delle imposte in sede di dichiarazione dei redditi o in busta paga!

Allora come trovare un compromesso?

Ipotizzare quali siano gli sconti fiscali nel mirino del Governo che potrebbero sparire a partire dal 2021 non è certo cosa semplice. Secondo Luigi Marattin (politico e accademico italiano), ad esempio, sarebbe giusto lasciare in vita solo le detrazioni e le deduzioni fiscali più significative (come contributi previdenziali, spese sanitarie o mutui casa).
E le detrazioni per i figli a carico?
Beh, questa sembra proprio una delle voci inserite nello “sfoltimento”; quindi, assegni familiari, ANF e bonus per incentivare la natalità verrebbero a scomparire, comportando la perdita di somme (anche) fino a 500-600€ a famiglia.
Dunque, una revisione del sistema Irpef che parrebbe avere come conseguenza una forte penalizzazione per i contribuenti!!
E allora come fare?

2. Verso il modello fiscale tedesco
Per la riforma fiscale, i governanti italiani hanno deciso di dare un’occhiata molto scrupolosa al modello fiscale tedesco basato sulla no tax area, cioè esenzione del versamento delle imposte in caso di mancato superamento di 9.000 € di reddito. Oltre questa soglia, e fino a 55 mila € circa, l’aliquota sale in proporzione all’aumentare del reddito, partendo dal 14% e arrivando al 42%. Dai 55 mila € ai 260 mila € circa, è prevista una aliquota pari al 42%, mentre oltre i 260 mila €, l’aliquota sale al 45%. Il modello fiscale tedesco non prevede detrazioni o deduzioni; dunque, al reddito lordo vi è la diretta applicazione dell’aliquota corrispondente.

2.1 L’idea dei governanti italiani
Partendo dal sistema fiscale tedesco, l’idea del Governo sarebbe quella di un’Irpef più “snello”, nonché più facile da leggere per il contribuente – al quale basterebbe conoscere l’aliquota da applicare ad ogni reddito, in base alla formula.
IN PRATICA:
il nuovo modello prevederebbe una corrispondenza continua, dove ad ogni livello di reddito è associata una percentuale da applicare per ricavare l’imposta – che, comunque, non supererebbe mai l’attuale aliquota marginale massima pari al 43%;
cancellando le detrazioni per tipologia di reddito, le curve Irpef sarebbero tre, differenziate per dipendenti, pensionati e autonomi.
Nella sostanza, quindi, l’ipotesi di riforma Irpef sembra essere la seguente:
   a) da parte del PD:
No Tax Area fino a 8.000 €
1° scaglione Irpef: aliquota al 27,5% per redditi fino a 15.000 €
2° scaglione Irpef: aliquota al 31,5% per redditi fino a 28.000 €
3° scaglione Irpef: aliquota al 42/43% per redditi oltre i 28.000 €
   b) il prospetto del Movimento 5 Stelle, invece:
No Tax Area fino a 10.000 €
1° Aliquota Irpef al 23% per i redditi tra 10.000 e 28.000 €
2° Aliquota Irpef al 37% per i redditi tra 28.000 e 100.000 €
3° Aliquota Irpef al 42% per i redditi superiori a 100.000 €
Ma se l’idea sembra quella di “mischiare” il sistema fiscale tedesco (dove non vi sono detrazioni e deduzioni) con quello italiano (mantenendo – forse per appagare le folle – una parte delle tax expenditures), la situazione non rischierebbe di diventare un po’ contorta (e, come sempre, poco comprensibile)?

3. Le condizioni date dall’Europa 
Questa volta, l’Italia dovrà fare attenzione alle mosse che farà; dovrà calcolare ogni singolo passo che la porterà all’obbiettivo finale!
In merito alle tante modifiche fiscali che, ben presto, troveranno seguito, ci sarà bisogno di operare con la massima diligenza.
Difatti, se da una parte ancora non vi è nulla di preciso su cosa accadrà, una cosa è certa: l’Italia avrà la possibilità di ricevere importanti fondi europei, utili alla sua ripresa economico-finanziaria. Ciò, però, a condizione che dimostri di essere intenzionata a procedere con riforme strutturali, capaci di migliorare le condizioni attuali nelle quali versa lo Stato italiano.
Qual è il beneficio che l’Italia si vedrebbe riconosciuta?
L’ACCESSO AL RECOVERY FUND (!!): una parola chiave e di stretta attualità! Lo è ora, e lo sarà ancora di più nei prossimi mesi, e per un duplice fronte: quello di politica economica e quello di politica interna.
Cosa vuol dire?
• Politica economica: il fondo per la ripresa – ovvero i 750 miliardi di € che l’UE ha messo a disposizione a fine luglio per rilanciare le economie dei 27 Paesi membri – avrebbe l’obbiettivo di superare la crisi economia causata dal Covid-19 (addirittura, si stima che le prime risorse saranno distribuite l’anno prossimo).
• Politica interna: le risorse che arriveranno dall’Europa acquisirebbero un ruolo per nulla secondario nel definire l’equilibrio politico dell’Italia, in quanto i governanti dovranno essere capaci di spenderli al SOLO fine di migliorare la situazione finanziaria e fiscale interna.
Il budget destinato all’Italia è di circa 65 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto; e l’iter da rispettare per poterne beneficiare sarà questo: i governi dovranno inviare alla Commissione Europea i Piani di ripresa e di resilienza entro fine aprile 2021. Una volta presa visione dei piani, i governanti europei decideranno se approvarli o meno. Ovviamente, all’approvazione seguirà il riconoscimento delle somme stanziate.
…è forse questo il motivo per il quale gli addetti ai lavori hanno deciso di avvicinarsi al modello tedesco? Per avere “maggiori crediti/consensi”??

4. Un occhio ravvicinato alle sorti delle P.iva  
Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, per la riforma fiscale del 2021 ha proposto ai governanti italiani di abbandonare l’attuale meccanismo di tassazione basato sul sistema di saldi e acconti, per far spazio al cd. principio di cassa (o cash flow tax).
Nella riforma, il cambiamento che si prospetta per le P. Iva concernerebbe l’eliminazione del vecchio istituto dell’acconto e saldo, per arrivare ad un modello di versamento delle tasse più rapido e veloce, dove il pagamento delle imposte avverrebbe (sempre) con cadenze mensili o trimestrali, ma in modo diretto e automatico, ossia tramite il sistema del Rid.

4.1 Perché proprio il cash flow tax?
La tassazione per cassa – o cash flow tax – è un modello impositivo che segue, come detto, il principio di cassa e non di competenza, applicabile (e che sarà applicato) a tutte le P. Iva di piccole dimensioni. Il versamento delle imposte dovrà avvenire mensilmente o trimestralmente, calcolando l’importo sulla base di quanto effettivamente incassato – al netto di quanto speso per svolgere la propria attività.
In tal senso, sarebbe possibile predisporre un’ottimizzazione del calendario delle scadenze fiscali, allineandolo col normale calendario delle attività dei cittadini, magari anche sfruttando adempimenti già esistenti, come, ad esempio, la liquidazione periodica Iva.
Da altra parte, però, il fisco dovrà essere in grado di precompilare le dichiarazioni annuali Irpef delle P. Iva calcolando, mese per mese o trimestralmente, le somme da incassare o da restituire.
Una manovra, dunque, che (al pari della precedente) sembra destare qualche dubbio circa la sua “semplicità” di esecuzione!

In ogni caso, attendiamo, con pazienza, di conoscere le sorti della nostra cara Italia!

 

Avv. Carlo Alberto Micheli
Dott.ssa Adriana Valentino

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