PARTITA IVA PER GLI ARTIGIANI: COME FUNZIONA?

1. Introduzione

La partita Iva per gli artigiani funziona nello stesso modo che per tutte le altre categorie di lavoratori? Ci sono differenze, agevolazioni, costi da sostenere? Cercheremo da dare risposta a tutte queste domande, in modo da fornirvi il quadro completo della situazione prima che avviate la vostra attività.

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2. ARTIGIANI: CHI SONO?

Prima di parlare nello specifico di tutte le pratiche da svolgere per poter dar vita ad un’attività da artigiano è bene capire quali sono i lavoratori che fanno parte di questa macro-categoria. Con la parola artigiano si intendono tutti quei mestieri che si fanno “con le mani”: ovvero che hanno come scopo la produzione di semilavorati o beni o la prestazione di servizi. Parliamo di elettricisti, idraulici, meccanici, ma anche falegnami, artisti (ma per loro c’è anche la possibilità di essere riconosciuti come liberi professionisti), e infine anche di parrucchieri ed estetiste. 

Di seguito troverete tutte le indicazioni per aprire la partita Iva, per quanto riguarda invece la normativa per l’allestimento del luogo di lavoro vi rimandiamo agli organi competenti. 

3. COME APRIRE UNA PARTITA IVA PER ARTIGIANI

Passiamo ora alle questioni burocratiche. A differenza che per altre categorie, la procedura per aprire una partita Iva come artigiani è più complessa e costosa, e comporta la compilazione e la presentazione di più moduli presso enti diversi. La prima cosa da fare è l’iscrizione alla Camera di Commercio e alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS. Nel caso degli artigiani non sarà poi sufficiente rivolgersi all’Agenzia delle Entrate compilare e consegnare i moduli per l’apertura della partita Iva, sarà infatti necessario interfacciarsi con diversi enti. Per velocizzare la procedura è nata la Comunicazione Unica (o ComUnica): un modulo che riassume tutte le domande da effettuare. Nello specifico con un solo modello il lavoratore presenterà richiesta a Agenzia delle Entrate, Registro delle Imprese, INPS e Inail in un’unica volta. Vi ricordiamo che per convalidare l’invio è necessaria la firma digitale (che ha un costo di attivazione). Infine, prima di aprire la propria attività, sarà necessario presentare la S.C.I.A. ovvero la “segnalazione certificata di inizio attività” presso il proprio Comune di residenza. 

3.1. I CODICI ATECO

Abbiamo detto in apertura, che sotto il termine “artigiani” troviamo una lunga lista di categorie di lavoratori. Per ognuna di loro è previsto uno specifico codice ATECO. Ma anche se i codici son tutti diversi, è praticamente sempre uguale il coefficiente di redditività sul quale si calcolerà il reddito, e di conseguenza l’imposta sostitutiva per il regime forfettario: 67%. Vedremo più avanti come si effettuano i calcoli nel dettaglio. 

4. IL REGIME FISCALE PER GLI ARTIGIANI

L’artigiano che apre una partita Iva deve scegliere sin da subito quale regime fiscale adottare: regime forfettario, regime ordinario in contabilità semplificata o contabilità ordinaria. La differenza sostanziale sta nella determinazione del reddito: in quello forfettario è sulla base del coefficiente di redditività, in quello ordinario è determinato dai ricavi meno i costi sostenuti.

Il regime forfettario

Se si è in possesso di tutti i requisiti (primo fra tutti un ricavo non superiore ai 65mila €), il regime forfettario è sicuramente il più conveniente (vedi video). In base al regime forfettario quanto paga di tasse un barbiere? Il conteggio è lo stesso che per tutte le altre categorie di ditte individuali che si avvalgono di questo tipo di regime fiscale. L’imposta sostitutiva in regime forfettario è del 15%, 5% per i primi 5 anni in caso di start-up (che prevede che la stessa attività non fosse svolta nei 3 anni precedenti l’apertura della partita Iva). A questo punto è necessario conoscere il proprio coefficiente di redditività in base al proprio codice ATECO, che nel caso degli artigiani è praticamente sempre pari al 67%. Viene considerata una percentuale forfettaria del 33% per le spese sostenute per l’attività. A questo punto il calcolo delle tasse da pagare è semplice, basterà moltiplicare il ricavo lordo per il coefficiente di redditività e applicare l’imposta del 15% (o 5%).

Un esempio? Se il ricavo lordo è di 50mila € il calcolo sarà: 50.000×67%= 33.500€x15%=5025€

oppure 50.000×67%=33.500€x5%=1650€

Ricordiamo che in regime forfettario non è obbligatoria alla fatturazione elettronica ma può essere emessa cartacea con marca da bollo da 2€ per importi superiori ai 77,47€. 

Il regime ordinario in contabilità semplificata

In mancanza dei requisiti per il regime forfettario è inevitabile la scelta del regime fiscale ordinario in contabilità semplificata. In questo caso il reddito sarà conteggiato sulla differenza tra ricavi meno costi. Su questo reddito si applicherà l’IRPEF in base agli scaglioni previsti dalla legge. Inoltre il lavoratore sarà soggetto ad Iva.

Il regime ordinario in contabilità semplificata

In caso di superamento della soglia dei 400mila € per le attività di prestazione di servizi o dei 700mila € per le altre attività, dal regime ordinario in contabilità semplificata si passa al regime ordinario.

5. I CONTRIBUTI PENSIONISTICI PER GLI ARTIGIANI 

A livello di pensione gli artigiani sono obbligati a iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, che prevede un contributo fisso per redditi da 0 a 15.953€ (minimale al 2021) pari a circa 960€ per quattro rate annue. Per redditi eccedenti il minimale si hanno due fasce di reddito e di età (vedi tabella).

E’ possibile richiedere una riduzione del 35% con un contributo minimo pari a circa 630€ per 4 rate annue. Questa agevolazione è prevista per tutte le partite Iva artigiani che abbiano scelto il regime forfettario (anche in un secondo momento rispetto all’apertura). La riduzione sarà applicata sia sul minimale che sull’eccedente il minimale. La richiesta dovrà essere compilata e inoltrata online ogni anno entro il 28 febbraio. Ma attenzione questa riduzione comporta un rischio: se il versamento finale annuale non è pari o superiore al contributo fisso, non sarà più garantita la piena annualità contributiva (ai fini del raggiungimento della pensione). In questo caso sarà possibile coprire la parte mancante con i versamenti dell’anno successivo. 

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Veronica Boggian

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