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ABC delle tasse – cosa fare quando decidiamo di aprire una partita Iva

Quando un lavoratore (di qualunque categoria) decide di mettersi in proprio va a crearsi uno scontro è tra l’eccitazione propria del nuovo business, della realizzazione dei propri sogni, e la paura, la paura di non avere fondi sufficienti per poterlo sviluppare, la paura della reale funzionalità e dell’efficacia di quel prodotto o di quel servizio, e soprattutto la paura delle tasse. 

E proprio di questo ultimo punto ci occuperemo con un piccolo “abc delle tasse”, ovvero: quanto, quando e come si pagano.

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1. Le tasse sono un problema?

Alcuni le definiscono un problema, altri una componente da tenere in considerazione ma non un problema. Vediamo il motivo: le tasse incidono direttamente sulla nostra capacità di generare reddito poiché ne sottrae una parte. Questo, se non tenuto di conto fin dal principio potrebbe diminuire la parte destinata al reinvestimento sull’attività. Ecco il motivo per cui è necessario fare le scelte più giuste per il proprio business ancora prima di avviarlo. 

2. Fare le scelte giuste

Abbiamo appena detto che una delle prime cose da fare al momento di dare vita ad un nuova impresa e poi nel gestirla è fare delle scelte giuste, ma a cosa ci riferiamo? Due sono le scelte principali da prendere: una è sulla forma con cui avviare l’impresa e la seconda è come gestirla nel tempo. E’ l’incrocio di queste decisioni a determinare quante tasse andrò a pagare.

La scelta iniziale 

Con “scelta iniziale” intendiamo sostanzialmente la forma con cui viene avviata l’attività d’impresa 

(ex: attività individuale, società di persone, società di capitali ecc…). Una volta presa questa decisione, in base a una serie di circostanze che dovranno essere valutate, si passa al regime fiscale. Sarà infatti questo a determinare il carico fiscale a seconda se si tratti di un regime fiscale agevolato o meno. 

Se si hanno i requisiti oggettivi e soggettivi per il regime forfettario (vedi video) la determinazione del reddito è molto semplice: il fatturato viene moltiplicato per il coefficiente di redditività, quello sarà il reddito sul quale andrò a pagare le tasse con un’aliquota flat in base al codice ATECO. Questo regime non concede la pianificazione di determinate strategie. Questo regime è dedicato alle ditte individuali.

Nel caso in cui non siano presenti i requisiti per il regime forfettario, la scelta ricade regime fiscale ordinario in contabilità semplificata o ordinario, come ditta individuale o società di persone in trasparenza. In questo caso l’imprenditore sarà soggetto all’IRPEF, e dunque pagherà le tasse sulla base degli scaglioni previsti. Maggiore è il guadagno più alta sarà l’aliquota. 

Infine è possibile optare per una società di capitali (srl, srls) con i vantaggi della limitazione del rischio, di uno strumento più agile dal punto di vista di mercato di capitali, ma con lo svantaggio di uno strumento burocraticamente più complesso e amministrativamente più oneroso. In questo caso il regime fiscale sarà ordinario in contabilità semplificata o ordinario con il pagamento  dell’IRES e dell’IRAP (che pagano anche le altre forme di società e non solo). Anche in quel caso torna l’imposizione fiscale flat che varia tra il 24% ed il 28% dell’utile. 

Per quanto riguarda questa “forma” ci sono dei meccanismi di pianificazione fiscale che consentono una maggiore opportunità di ampliare quel perimetro di spese che portano all’abbassamento della base imponibile sulla quale viene calcolata l’imposta. 

Il comportamento attivo

Passiamo alla seconda “scelta”, ovvero quella che permane per tutta l’esistenza del business, la sua gestione. E’ quella scelta che chiamiamo “comportamento attivo”. Se il gestore di una ditta individuale o di una società di qualunque tipo non fa niente affinché la base imponibile possa diminuire, non ha quindi un comportamento attivo, o non segue l’andamento del proprio business periodicamente, potrebbe aver delle brutte sorprese negli anni di imposta successivi.  

3. Quante e quali tasse devono essere pagate

Una volta valutati ed incrociati i risultati delle due scelte principali che abbiamo appena approfondito, passiamo a quanto effettivamente un imprenditore dovrà pagare di tasse. In realtà quello che è obbligatorio pagare, e che spesso viene chiamato con il solo nome”tasse”, è la somma di tasse, imposte e contributi. Le tasse sono quelle che si pagano a fronte della corresponsione di un servizio che ricevo (ex: tassa sui rifiuti). Le imposte si applicano direttamente al valore espressione di un reddito che viene generato, i contributi sono quelle somme che si versano per avere un beneficio futuro (ex: INPS o cassa previdenziale). 

Le imposte: sono quelle che più interessano e gravano sull’impresa, e sono dirette IRPEF o IRES o indirette IVA. 

Imposte dirette

L’IRPEF e l’IRES, sono imposte dirette ovvero che colpiscono la capacità di reddito, e si determinano sul risultato (guadagni meno costi) dell’anno precedente, oltre ad un acconto sull’anno in corso. Questo genere di imposte si pagano nella sessione di imposta che va da giugno a novembre, in un’unica soluzione o in rate. A queste c’è da aggiungere l’IRAP per le attività produttive. 

Imposte indirette 

L’IVA fa parte delle imposte indirette, ovvero quelle che colpiscono i trasferimenti. Il pagamento si effettua mensilmente (consigliato) o trimestralmente. Ogni mese viene calcolata e versata la differenza tra i prodotti o i servizi acquistati (credito iva) e quelli venduti o prestati (debito iva). 

La scadenza è sempre il 16 del mese se è mensile o il 16 del mese successivo alla scadenza del trimestre (maggio, agosto, novembre, febbraio). 

Contributi previdenziali

Si tratta dei conti bruti da versare all’INPS o alla cassa previdenziale di categoria. Per regola generale sono divisi in contributi minimi, con le stesse scadenze dell’IVA trimestrale, ai quali vanno aggiunti i contributi oltre il minimale con le scadenze delle imposte dirette. 

4. In conclusione

Una volta capito il meccanismo, diventa chiaro che è necessario avere una pianificazione di cash flow (flusso di cassa) che permetta di mettere da parte l’IVA quando la riscuoto e di determinare a fine mese quali siano davvero “soldi guadagnati” e quali quelli destinati alle imposte e alle tasse dei mesi successivi.

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Veronica Boggian

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