PARTITA IVA PER GLI ARTIGIANI: COME APRIRLA E QUANTO COSTA

1. Introduzione

Sei un artigiano e vuoi dare il via alla tua attività? La prima cosa da fare è aprire la partita Iva e qui troverai tutte le informazioni di cui hai bisogno per riuscire a realizzare il tuo progetto. Ti aiuteremo a capire quali sono tutti i passaggi da fare per arrivare finalmente al taglio del nastro della tua attività. Infine ti daremo consigli su come scegliere il regime fiscale più adatto alle tue esigenze e ti indicheremo tutte le imposte che sarai tenuto a versare nel corso dell’anno. 

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2. ARTIGIANI: UNA CATEGORIA PER TANTI LAVORATORI

Prima di parlare nello specifico di tutte le pratiche da svolgere per poter dar vita ad un’attività da artigiano è bene capire quali sono i lavoratori che fanno parte di questa macro-categoria. Con la parola artigiano si intendono tutti quei mestieri che si fanno “con le mani”: ovvero che hanno come scopo la produzione di semilavorati o beni o la prestazione di servizi. Parliamo di elettricisti, idraulici, meccanici, ma anche falegnami, artisti (ma per loro c’è anche la possibilità di essere riconosciuti come liberi professionisti), e infine anche di parrucchieri ed estetiste. 

Di seguito troverete tutte le indicazioni per aprire la partita Iva, per quanto riguarda invece la normativa per l’allestimento del luogo di lavoro vi rimandiamo agli organi competenti. 

3. COME APRIRE UNA PARTITA IVA PER ARTIGIANI

Come abbiamo appena detto all’interno della categoria “artigiani” troviamo una serie infinita di lavoratori con le mansioni più diverse. Proprio per questo, anche se la partita Iva li unisce è il codice ATECO a distinguerli. Ogni attività infatti ne ha uno specifico anche se, come vedremo, il coefficiente di redditività sul quale si conteggia l’utile e di conseguenza l’importo sul quale applicare l’imposta sostitutiva in regime forfettario, è praticamente è uguale per tutti, ovvero il 67%. Per quanto riguarda la procedura di apertura della Partita Iva nel caso degli artigiani la questione si fa più complicata che per altre categorie, e anche più costosa. 

4. APRIRE UNA PARTITA IVA PER ARTIGIANI E’ GRATUITO?

A differenza che per molte altre categorie, per gli artigiani l’apertura della partita Iva comporta dei costi non troppo contenuti. Per prima cosa è necessaria l’iscrizione alla Camera di Commercio e alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS. Inoltre, per via telematica, sarà necessario compilare e inviare la Comunicazione Unica (o ComUnica): una pratica che riassume le richieste da effettuare a vari enti. Nello specifico con un modello unico il lavoratore si interfaccerà con Agenzia delle Entrate, Registro delle Imprese, INPS e Inail. Per convalidare l’invio è necessaria la firma digitale (che ha un costo di attivazione). Oltre a quanto detto gli artigiani dovranno presentare presso il Comune di residenza la S.C.I.A. ovvero la “segnalazione certificata di inizio attività”. L’alternativa è avvalersi di un consulente che esplicherà tutti questi passaggi per voi. 

5. IL REGIME FISCALE PER GLI ARTIGIANI

Come per tutte le altre categorie di lavoratori che vogliono aprire una ditta individuale, una delle prime cose da fare è scegliere il regime fiscale più adatto e conveniente. Vediamo nel dettaglio le diverse possibilità. 

Il regime forfettario

Il regime fiscale più conveniente è quello forfettario. Per potervi accedere sono necessari i requisiti validi per tutte le altre attività, a partire da un ricavo annuale che non superi i 65mila € (per saperne di più clicca qui). Ma perché lo riteniamo il più conveniente? Per prima cosa per il metodo con il quale vengono calcolate le imposte da versare. Ma non solo. Tra gli altri vantaggi c’è la non obbligatorietà della fatturazione elettronica che va così a sgravare l’attività dei costi gestionali.

Imposta sostitutiva: come si calcolano le tasse da pagare per un artigiano in regime forfettario? Ogni attività ha un suo codice ATECO e a questo è abbinato un coefficiente di redditività che è praticamente identico per tutti gli artigiani ed è pari al 67%, con un 33% che viene considerato forfettariamente come “spese sostenute dall’artigiano”. Grazie al coefficiente è possibile calcolare il reddito e su quello pagare l’imposta sostitutiva del 15%, 5% per i primi 5 anni in caso di start-up (che prevede che la stessa attività non fosse svolta nei 3 anni precedenti l’apertura della partita Iva).

Un esempio? Se il ricavo lordo è di 50mila € il calcolo sarà: 50.000×67%= 33.500€x15%=5025€

oppure 50.000×67%=33.500€x5%=1650€

Il regime ordinario in contabilità semplificata

In mancanza dei requisiti per il regime forfettario è inevitabile la scelta del regime fiscale ordinario in contabilità semplificata. In questo caso il reddito sarà conteggiato sulla differenza tra ricavi meno costi. Su questo utile si applicherà l’IRPEF in base agli scaglioni previsti dalla legge. Inoltre il lavoratore sarà soggetto ad Iva.

Il regime ordinario in contabilità semplificata

In caso di superamento della soglia dei 400mila € per le attività di prestazione di servizi o dei 700mila € per le altre attività, dal regime ordinario in contabilità semplificata si passa al regime ordinario.

5. I CONTRIBUTI PENSIONISTICI PER GLI ARTIGIANI 

A livello di pensione gli artigiani sono obbligati a iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, che prevede un contributo fisso per redditi da 0 a 15.953€ (minimale al 2021) pari a circa 960€ per quattro rate annue. Per redditi eccedenti il minimale si hanno due fasce di reddito e di età (vedi tabella).

E’ possibile richiedere una riduzione del 35% con un contributo minimo pari a circa 630€ per 4 rate annue. Questa agevolazione è prevista per tutte le partite Iva artigiani che abbiano scelto il regime forfettario (anche in un secondo momento rispetto all’apertura). La riduzione sarà applicata sia sul minimale che sull’eccedente il minimale. La richiesta dovrà essere compilata e inoltrata online ogni anno entro il 28 febbraio. Ma attenzione questa riduzione comporta un rischio: se il versamento finale annuale non è pari o superiore al contributo fisso, non sarà più garantita la piena annualità contributiva (ai fini del raggiungimento della pensione). In questo caso sarà possibile coprire la parte mancante con i versamenti dell’anno successivo. 

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Veronica Boggian

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