PARTITA IVA PER TATUATORE: QUELLO CHE C’È DA SAPERE

1. Introduzione

Hai la passione per i tatuaggi, sai disegnare bene e vorresti unire queste cose per farle diventare un vero lavoro? Benissimo qui troverai tutte le informazioni utili per riuscire a realizzare il tuo sogno partendo dai primi passi per arrivare, finalmente, all’apertura della Partiva Iva. Troverai anche tutti i consigli sul regime fiscale più adatto e su come calcolare le imposte annue da versare. 

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2. TATUAGGI E PIERCING: UN BUSINESS IN CRESCITA E MAI IN CRISI

E’ innegabile che negli ultimi anni la voglia di imprimere ricordi e passioni sulla pelle sia dilagata, per questo molti giovani hanno visto in questo settore una concreta possibilità di business. Sono sempre di più infatti i nuovi tatuatori che decidono di aprire una partita Iva dando così un’identità di lavoro a quella che inizialmente era solo una passione. E’ anche utile dire che se per molti è la “moda” del momento in realtà il settore legato al tatuaggio non conosce praticamente mai crisi, probabilmente per la facilità che ha nel rinnovarsi (anche nelle tecniche), restando sempre al passo con i tempi. Molti studi poi offrono non solo tatuaggi ma anche piercing, altro business dal ricavo costante. 

Prima di decidere di aprire la partita Iva e di iniziare realmente a lavorare, è noto che è necessario aver conseguito un attestato presso un corso di formazione accreditato dalla Regione. Non sono validi ai fini lavorativi tutti i corsi non riconosciuti che facilmente si trovano online. E’ auspicabile poi un periodo di tirocinio presso uno studio già avviato prima di intraprendere la carriera autonoma. 

Una volta finita la formazione, trovato il locale adatto alle proprie esigenze, dopo averlo allestito con tutto il materiale occorrente e dopo aver ricevuto da parte dell’Asl tutte le autorizzazioni necessarie, ecco tutto è pronto per iniziare e dunque per aprire la partita Iva. 

3. COME APRIRE UNA PARTITA IVA PER TATUATORI

Come per tutte le altre categorie la prima cosa è individuare il codice ATECO che per le attività di tatuaggio e piercing è 96.09.02. Il passo successivo è quello di iscriversi alla Camera di Commercio, che comporta un costo fisso e alla Gestione Artigiani e Commercianti Inps. Contestualmente è necessario inviare la Comunicazione Unica (o ComUnica): un modulo che riassume le richieste da effettuare a vari enti. Nello specifico con un modello unico il lavoratore si interfaccerà con Agenzia delle Entrate, Registro delle Imprese, INPS e Inail. Per convalidare l’invio è necessaria la firma digitale (che per avere ha un costo di attivazione). Oltre a quanto detto i tatuatori, essendo artigiani, dovranno presentare presso il Comune di residenza la S.C.I.A. ovvero la “segnalazione certificata di inizio attività”. Sarà inoltre necessario il pagamento dell’imposta, variabile a seconda della Regione, denominata “affitto di postazione”.

Vendita prodotti: è necessario fare una precisazione per la vendita di prodotti. Se all’interno dello studio vengono venduti prodotti più o meno professionali, sarà necessario configurarsi non solo come artigiano ma anche come commerciante con il codice ATECO 47.75.10 “commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per la toletta e per l’igiene personale”. Vedremo più avanti poi come gestire l’imposta sostitutiva in regime forfettario.

4. IL REGIME FISCALE PER I TATUATORI

Una volta ricevuto il numero della partita Iva non serve far altro che individuare il regime fiscale più adatto alle proprie esigenze e su quello basare il proprio “comportamento” fiscale.

Il regime forfettario

Il regime forfettario è sicuramente il più conveniente, ovviamente se si hanno tutti i requisiti del caso, a partire dal non avere un ricavo che superi i 65mila euro annui ed il non detenere partecipazioni societarie o in imprese familiari (per ulteriori dettagli vi rimandiamo al video). Ma quali sono nello specifico i vantaggi del regime fiscale? Eccoli: una solo imposta sostitutiva del 15% (5% in caso di start-up) al posto di Irpef e Irap, esclusione dall’Iva, dalla ritenuta d’acconto e dalla fatturazione elettronica, esclusione dagli studi di settore, semplificazioni contabili.

Imposta sostitutiva: Quanto paga di tasse un tatuatore? Lo andiamo a vedere insieme. L’imposta sostitutiva in regime forfettario è del 15%, 5% per i primi 5 anni in caso di start-up (che prevede che la stessa attività non fosse svolta nei 3 anni precedenti l’apertura della partita Iva). A questo punto è necessario sapere il coefficiente di redditività, che nel caso dei tatuatori (e realizzatori piercing) è pari al 67%, si considera dunque un 33% di spese sostenute per l’attività. Con questa informazione calcolare le tasse da pagare è semplice, basta moltiplicare il ricavo lordo per il coefficiente di redditività e applicare l’imposta del 15% (o 5%).

Un esempio? Se il ricavo lordo è di 50mila € il calcolo sarà: 50.000×67%= 33.500€x15%=5025€

oppure 50.000×67%=33.500€x5%=1650€

Ricordiamo che in regime forfettario non è obbligatoria alla fatturazione elettronica ma può essere emessa cartacea con marca da bollo per importi superiori ai 77,47€. 

Vendita prodotti: come abbiamo detto in precedenza nel caso in cui all’interno del salone siano venduti prodotti sarà necessario differenziare i due redditi “servizi” e “vendita”. Per questa attività di commerciante il coefficiente di redditività è pari al 40%.

Il regime ordinario in contabilità semplificata

In mancanza dei requisiti per il regime forfettario è inevitabile la scelta del regime fiscale ordinario in contabilità semplificata. In questo caso il reddito sarà conteggiato sulla differenza tra ricavi meno costi. Su questo utile si applicherà l’IRPEF in base agli scaglioni previsti dalla legge. Inoltre il lavoratore sarà soggetto ad Iva.

Il regime ordinario in contabilità semplificata

In caso di superamento della soglia dei 400mila € per le attività di prestazione di servizi o dei 700mila € per le altre attività, dal regime ordinario in contabilità semplificata si passa al regime ordinario.

5. VERSAMENTO CONTRIBUTI PER I TATUATORI 

Come per tutti gli artigiani e commercianti, per i parrucchieri è obbligatorio iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, che prevede un contributo fisso per redditi da 0 a 15.953€ (minimale al 2021) pari a circa 960€ per quattro rate annue. Per redditi eccedenti il minimale si hanno tre fasce di fatturato, con distinzione anche in base l’età del professionisti e di suoi eventuali collaboratori, che vale anche sul minimale (vedi tabella).

E’ possibile richiedere una riduzione del 35% con un contributo minimo pari a circa 630€ per 4 rate annue. Questa agevolazione è prevista per tutte le partite Iva artigiani che abbiano scelto il regime forfettario (anche in un secondo momento rispetto all’apertura). La riduzione sarà applicata sia sul minimale che sull’eccedente il minimale. La richiesta dovrà essere compilata e inoltrata online ogni anno entro il 28 febbraio. Ma attenzione questa riduzione comporta un rischio: se il versamento finale annuale non è pari o superiore al contributo fisso, non sarà più garantita la piena annualità contributiva (ai fini del raggiungimento della pensione). In questo caso sarà possibile coprire la parte mancante con i versamenti dell’anno successivo. 

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Veronica Boggian

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