I VANTAGGI FISCALI DEL NETWORK MARKETING

1. Introduzione

Il Network marketing, anche detto Multilevel marketing, è una realtà professionale in forte espansione. Negli ultimi anni questa attività sta prendendo sempre più piede soprattutto come secondo lavoro. Ma cos’è e come funziona il Network marketing?

Il Network marketing è una forma di vendita diretta che si basa su un duplice modello di redditività. Da una parte i venditori vendono prodotti direttamente ai consumatori (generando profitto) dall’altra procacciano nuovi venditori, che a loro volta vendono prodotti, sui quali ottengono percentuali di guadagno. L’attività di multilevel marketing dunque si basa sulla distribuzione, promozione e vendita che si fonda su una struttura ramificata di promoter divisi su più livelli gerarchici.

Generalmente chi decide di iniziare un’attività di Network marketing è chiamato a richiedere uno Starter Kit per iniziare. Il kit più includere alcuni prodotti da provare e rivendere, cataloghi e materiale pubblicitario da utilizzare per attirare clienti e vendere prodotti. Allo stesso tempo è invogliato a trovare nuovi venditori che facciano parte della sua squadra e sui quali guadagnare commissioni e provvigioni in base agli obiettivi. Il tutto pubblicizzandosi e creando eventi e sistemi di informazione attraverso i social network.

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2. Inquadramento del Network Marketing

La complessità e le sfaccettature di questa particolare strategia di marketing hanno reso necessario il suo inquadramento. Il Network marketing, infatti, si presta molto spesso a truffe e abusi che possono sfociare in “Catene di Sant’Antonio” o cosiddetti “Schemi Ponzi”, che sono considerati illegali nel nostro paese. Per ovviare a queste controversie in Italia esiste una rigida normativa in ambito di network marketing che è riconducibile, a tutti gli effetti, alla disciplina della vendita a domicilio.

La norma attualmente in vigore che disciplina il settore del Multilevel marketing è la legge n. 173/2005. All’interno della normativa vengono sancite le regole per garantire la liceità dei comportamenti, i divieti e l’aspetto legale nonché sanzionatorio che regolano questa attività di marketing.

3. Vantaggi fiscali del Network marketing

Se da una parte occorre prestare attenzione a truffe e abusi, dall’altra è innegabile che il Network Marketing sia una delle attività professionali in forte ascesa, che merita di essere presa in considerazione come opportunità lavorativa sia primaria che secondaria.

Dal punto di vista fiscale il networker è considerato un lavoratore autonomo occasionale se non supera il reddito annuo di 5.000 euro netti (6.093 euro lordi). Per questo è escluso dall’obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio e non deve obbligatoriamente aprire partita IVA – anche se svolge l’attività in modo continuativo – purché rimanga al di sotto della soglia del 5.000 euro annui.

In questo caso il networker gode di una particolare disciplina fiscale che viene incontro alla natura tipicamente accessoria dei compensi derivanti da tale attività. Gli introiti del networker sono dunque soggetti a ritenuta alla fonte del 23% che viene trattenuta dall’azienda venditrice (che diventa di fatto sostituto d’imposta), fatta salva una quota forfettaria di costi di gestione del 22% (che sarà calcolata sempre al netto della deduzione forfettaria e quindi sul 78%).

Ai fini fiscali inoltre i redditi provenienti dall’attività di Network marketing non si sommano a ulteriori redditi, non sono soggetti a IRPEF e possono non essere dichiarati nella dichiarazione dei redditi nel caso in cui il networker non abbia altri redditi o proprietà immobiliare.

Se il network supera invece il reddito annuo di 5.000 euro netti (6.093 euro lordi) allora diventa un lavoratore autonomo professionale ed è tenuto ad aprire una partita IVA (codice Ateco 46.19.02Procacciatori di affari di vari prodotti senza prevalenza di alcuno) soggetta non a regime forfettario, ma bensì a una normativa particolarmente agevolata e inusuale. Gli introiti del networker a partita IVA rimangono infatti soggetti a ritenuta alla fonte del 23%, che viene trattenuta dall’azienda venditrice. A questo si aggiunge il fatto che è escluso dalla presentazione della dichiarazione dei redditi, non è soggetto agli studi di settore e/o parametri e non è soggetto all’IRAP.

Dovrà però emettere fatture di vendita e conservarle insieme ai documenti di acquisto per le spese sostenute. Oltre a versare mensilmente (e in maniera autonoma) l’IVA sulle vendite entro il 16° giorno del mese successivo, disporre le comunicazioni IVA trimestrali e provvedere alla presentazione della dichiarazione IVA.

4. Adempimenti previdenziali

A livello contributivo il networker professionale (cioè colui che supera i 5000 euro netti annui) è tenuto a iscriversi alla gestione separata INPS e versare i contributi previdenziali calcolati con aliquota del 25,72% sul reddito imponibile (fino ad un massimale di 101.427 e calcolata sempre al netto della deduzione forfettaria e quindi sul 78%).

Il networker professionale deve quindi porre in fattura anche le trattenute per i contributi INPS, del valore di un terzo dei contributi dovuti. Dal punto di vista pratico, infatti, i contributi sono versati per due terzi dall’azienda mandante e per un terzo dal networker. Il mancato versamento della prima rata o di una delle rate entro la scadenza della rata successiva, comporta la decadenza del beneficio ed eventuali sanzioni e interessi.

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Novella Toloni

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