Libero professionista o ditta individuale? Ecco le differenze in termini di procedure, regime fiscale, tasse, inps

Se desideri avviare un’attività di lavoro autonomo, devi scegliere se essere inquadrato come libero professionista o come ditta individuale.

libero professionista o ditta individualeIn questo articolo potrai leggere la differenza tra libero professionista e ditta individuale (le procedure, il regime fiscale da adottare e i contributi inps), in modo che tu possa scegliere consapevolmente tra una o l’altra.

La scelta di una categoria piuttosto che l’altra comporta delle differenze sia in ambito fiscale che in ambito previdenziale, quindi dovrai documentarti bene prima di procedere.

Scegliere una forma giuridica sbagliata potrebbe comportare scelte contributive e fiscali non in linea con l’attività realmente svolta.

Qual è la differenza tra libero professionista e ditta individuale?

  • Libero professionista: è colui che svolge un’attività per la quale prevale il lavoro intellettuale sul capitale investito. I liberi professionisti si dividono in due categorie: quelli iscritti ad un Albo o ad un ordine professionale (es. gli avvocati sono iscritti alla Cassa forense, i giornalisti all INPGI, gli psicologi all’ENPAP, gli architetti all’INARCASSA ecc…); oppure quelli “senza ordine” (es. critici d’arte, amministratori di condominio, i consulente aziendali…).
  • Ditta individuale: appartengono a questa categoria gli artigiani, cioè coloro che svolgono un’attività manuale o professionale in modo artigianale (es. idraulici, elettricisti, imbianchini, muratori, fabbri, parrucchieri, estetiste, pasticceri, gelatai…) o i commercianti, ovvero quei soggetti che acquistano merci con l’intenzione di rivenderla (es. dettaglianti, grossisti, e-commerce, ambulanti…)

Cosa fare per aprire partita IVA: le procedure della ditta individuale a confronto con quelle del libero professionista

Per aprire la partita iva come libero professionista basta compilare e consegnare il modello di inizio attività all’Agenzia delle Entrate (modello AA9).

Successivamente i liberi professionisti appartenenti alle “professioni protette” devono fare l’iscrizione al proprio Albo di appartenenza oppure alla Gestione separata Inps. Questa pratica è gratuita e può essere fatta sia dal libero professionista che dal commercialista.

Al contrario le ditte individuali sono tenute ad iscriversi nel Registro delle Imprese, tramite la presentazione della Comunicazione Unica (ComUnica) che consente di:

  • richiedere in numero di partita IVA
  • aprire la posizione assicurativa INAIL
  • chiedere l’iscrizione al Registro delle Imprese
  • chiedere l’iscrizione all’INPS dei dipendenti

I costi per l’iscrizione sono di € 35,50 per Diritti e Bolli e di € 53,00 per il Diritto Camerale annuale.

Regime fiscale da adottare

regime fiscale ditta individuale libero professionistaPer coloro che aprono una nuova partita iva è molto vantaggioso adottare il regime forfettario, infatti l’imposta sostitutiva è del 15% (o 5% se possedete il requisito della novità).

I requisiti per accedere a questo regime sono:

  • avere conseguito ricavi o compensi non superioori al limite consentito (varia a seconda del codice ATECO);
  • non avere sostenuto spese per collaboratori superiori a € 5.000;
  • non avere sostenuto costi superiori ad € 20.000 per ammortamento di beni strumentali.

I contribuenti che appartengono a questo regime sono esonerati da: liquidazione, versamento e dichiarazione IVA; Spesometro; registrazione di fatture e corrispettivi; studi di settore; IRAP.

Qualora non rispettiate questi requisiti dovrete adottare il regime ordinario che comporta i seguenti adempimenti:

  • liquidazione e versamento IVA;
  • tenuta dei registri contabili;
  • Studi di Settore;
  • IRPEF progressiva per scaglioni.

Differenze dal punto di vista previdenziale

A livello previdenziale ci sono importanti differenze tra i liberi professionisti e le ditte individuali. Come abbiamo già accennato i liberi professionisti si dividono in due categorie: quelli iscritti alla propria cassa professionale e quelli iscritti alla gestione separata INPS.

Per i liberi professionisti appartenenti alla prima categoria i contributi da versare variano, in quanto ogni cassa professionale applica delle regole proprie per determinare i contributi. Per coloro che appartengono alla seconda categoria invece viene preso in considerazione il reddito imponibile calcolato ai fini Irpef.

Le ditte individuali invece sono tenute ad iscriversi alla Gestione IVS Artigiani o Commercianti dell’INPS e versano i contributi fissi sul minimale (fissato a € 15.548) per € 3.600 circa. Superato il reddito minimale vanno versati i contributi in forma percentuale con un’aliquota del 27,72%.

Ricordiamo che gli artigiani e i commercianti che aderiscono al regime forfetario possono usufruire di uno sconto del 35% dei contributi fissi (per cui i contributi fissi sul minimale da versare per detti contribuenti sono pari ad € 2.400 circa).

Differenze dal punto di vista fiscale

Per quanto riguarda le imposte dirette i liberi professionisti vengono tassati in base ai compensi e ai costi realmente percepiti o sostenuti nel periodo d’imposta, si attua quindi il “principio di cassa”.

Le ditte individuali vengono invece tassate sul reddito imponibile annuale, che viene determinato dai costi e ricavi che hanno si sono manifestati economicamente nell’esercizio, a prescindere quindi da quando sono stati incassati, in base al c.d. “principio di competenza”.