VIDEOMAKER: LIBERO PROFESSIONISTA O ARTIGIANO?

1. Introduzione

Creare video è da sempre la tua passione? Hai fatto crescere le tue conoscenze e le tue capacità con corsi professionali e ora vorresti fare di questa passione il tuo lavoro? Bene, ti aiuteremo a capire come procedere, sotto il piano fiscale, per rendere reale il tuo sogno.

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2. IL VIDEOMAKER

Il videomaker è una figura professionale che negli ultimi anni ha visto il proprio orizzonte aprirsi a dismisura. Questo perché in un mondo sempre più globalizzato e virtuale, le immagini sono le vere protagoniste. Dai “filmini ricordo” ai reportage giornalistici tutto gira intorno al video e al suo realizzatore. E’ il motivo per il quale oggi è possibile definire quella del videomaker una delle professioni con più possibilità di crescita di questo periodo storico, con un occhio già al futuro.

3. LIBERO PROFESSIONISTA O ARTIGIANO?

La prima domanda che è necessario porsi è se il videomaker sia riconosciuto come libero professionista o come artigiano. Questo perché sotto l’aspetto fiscale l’essere inserito nell’una o nell’altra categoria comporta oneri economici profondamente diversi. In realtà la risposta a questa fondamentale domanda è molto difficile da dare. Nel senso che il videomaker è una di quelle figure professionali che in base a più fattori può essere considerata sia un libero professionista che un artigiano. Il primo fattore di differenza lo si trova tra la figura di consulente o realizzatore, ovvero tra chi fornisce solo consulenza sulla realizzazione di un video o chi lo produce realmente. Il primo sarà sempre un libero professionista, il secondo potrebbe essere un artigiano. In quest’ultimo caso a fare la differenza ci sono l’attrezzatura, se è personale o se è messa a disposizione dal committente, e la mole di ricavo annuo. Se al momento dell’apertura della partita Iva l’interessato è alle prime armi è consigliabile farsi aiutare da un consulente nel decidere come inquadrarsi tra artigiano e libero professionista, posizione che lo esonererebbe dall’iscrizione alla Camera di Commercio e agli adempimenti Inail. Ovviamente con il passare del tempo la situazione può cambiare, in questo caso non sarà difficile poter modificare la propria condizione da libero professionista a artigiano, adempiendo agli obblighi di cui abbiamo detto prima.

Quello che non varia invece è il codice ATECO che in questo caso è 74.20.19, che rientra nella categoria “Altre attività di Riprese Fotografiche”.

4. IL REGIME FISCALE PER I VIDEOMAKER

Un’altra cosa che non varia, oltre al codice ATECO, è la scelta del regime fiscale che non è legata nello specifico all’essere libero professionista o artigiano ma ad altri fattori uguali per tutti i lavoratori.

Il regime forfettario

Se si è in possesso di tutti i requisiti (primo fra tutti un ricavo non superiore ai 65mila €), il regime forfettario è sicuramente il più conveniente, come abbiamo già spiegato in altre circostanze (vedi video). In base al regime forfettario quanto paga di tasse un videomaker? Il conteggio è lo stesso che per tutte le altre categorie di ditte individuali che si avvalgono di questo tipo di regime fiscale. L’imposta sostitutiva in regime forfettario è del 15%, 5% per i primi 5 anni in caso di start-up (che prevede che la stessa attività non fosse svolta nei 3 anni precedenti l’apertura della partita Iva). A questo punto è necessario conoscere il proprio coefficiente di redditività in base al proprio codice ATECO, che nel caso dei videomaker è pari al 78%. Viene considerata una percentuale forfettaria del 22% per le spese sostenute per l’attività. A questo punto il calcolo delle tasse da pagare è semplice, basterà moltiplicare il ricavo lordo per il coefficiente di redditività e applicare l’imposta del 15% (o 5%).

Un esempio? Se il ricavo lordo è di 50mila € il calcolo sarà: 50.000×78%= 39.000€x15%=5850€

oppure 50.000×78%=39.000€x5%=1950€ .

Ricordiamo che in regime forfettario non è obbligatoria alla fatturazione elettronica ma può essere emessa cartacea con marca da bollo per importi superiori ai 77,47€.

Il regime ordinario in contabilità semplificata

In mancanza dei requisiti per il regime forfettario è inevitabile la scelta del regime fiscale ordinario in contabilità semplificata. In questo caso il reddito sarà conteggiato sulla differenza tra ricavi meno costi. Su questo utile si applicherà l’IRPEF in base agli scaglioni previsti dalla legge. Inoltre il lavoratore sarà soggetto ad Iva.

Per quanto riguarda il libero professionista dovrà emettere la fattura elettronica con “ritenuta d’acconto del 20%”. Di cosa si tratta? Vediamolo nel dettaglio: la fattura dovrà riportare la cifra stabilita per il compenso, a questa sarà aggiunta l’Iva e infine verrà sottratta la ritenuta d’acconto del 20%. Il totale della fattura risulterà dunque lievemente più basso del pattuito. Questo perché sarà il destinatario del servizio a pagare la ritenuta d’acconto per conto del libero professionista che la recupererà nella dichiarazione dei redditi l’anno successivo. In che modo? sottraendo dalle tasse dovute l’importo totale delle ritenute di tutte le fatture emesse. Facciamo un esempio: un lavoratore che avrà accumulato ritenute d’acconto per 5mila € e al termine dell’anno fiscale avrà da pagare 6mila € di tasse pagherà solo la differenza di quanto già versato, quindi 1000€. Questa ultima indicazione è riferita solo ai destinatari di fattura che siano soggetti passivi Iva.

Il regime ordinario

In caso di superamento della soglia dei 400mila € per le attività di prestazione di servizi o dei 700mila € per le altre attività, dal regime ordinario in contabilità semplificata si passa al regime ordinario.

5. VERSAMENTO CONTRIBUTI DEL VIDEOMAKER

Torniamo alle differenze tra libero professionista e artigiano quando parliamo invece di contributi. Di seguito le due strade che possono essere percorse.

Libero Professionista: i videomaker sono tenuti a iscriversi alla Gestione Separata INPS, la cui aliquota applicata al reddito è pari al 25,98% del fatturato, sia in regime forfettario che in regime ordinario/semplificato.

Artigiano: gli artigiani sono obbligati ad iscriversi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS, che prevede un contributo fisso per redditi da 0 a 15.953€ (minimale al 2021) pari a circa 960€ per quattro rate annue. Per redditi eccedenti il minimale si hanno tre fasce di fatturato, con distinzione anche in base l’età del professionisti e di suoi eventuali collaboratori, che vale anche sul minimale (vedi tabella).

E’ possibile richiedere una riduzione del 35% con un contributo minimo pari a circa 630€ per 4 rate annue. Questa agevolazione è prevista per tutte le partite Iva artigiani che abbiano scelto il regime forfettario (anche in un secondo momento rispetto all’apertura). La riduzione sarà applicata sia sul minimale che sull’eccedente il minimale. La richiesta dovrà essere compilata e inoltrata online ogni anno entro il 28 febbraio. Ma attenzione questa riduzione comporta un rischio: se il versamento finale annuale non è pari o superiore al contributo fisso, non sarà più garantita la piena annualità contributiva (ai fini del raggiungimento della pensione). In questo caso sarà possibile coprire la parte mancante con i versamenti dell’anno successivo.

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Veronica Boggian

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