COME APRIRE PARTITA IVA – GUIDA ALL’APERTURA DELLA PARTITA IVA

Stai per iniziare una nuova attività e ti stai facendo domande sulla partita iva?

In questo articolo troverai le risposte alle tue domande!

Se intendi svolgere o intraprendere un’attività professionale, commerciale, artigianale o artistica al fine di essere in regola con la normativa fiscale, è necessario che tu apra una posizione fiscale: la partita iva.

Dopo aver capito l’importanza e la obbligatorietà di tale adempimento le domande che ci facciamo sono le seguenti:

Come devo fare per aprire la partita Iva?

L’apertura della partita iva è un adempimento estremamente facile, può essere fatto personalmente recandosi presso un ufficio dell’agenzia delle entrate o attraverso un intermediario fiscale abilitato alle comunicazioni telematiche (commercialista, tributarista, ragioniere o consulente del lavoro)
come aprire partita ivaCiò che però merita attenzione sono tutti gli aspetti connessi all’apertura della partita iva e soprattutto le conseguenze che ne derivano specie se sottovalutati.

Prima quindi di intraprendere questo percorso sarà necessario, con l’ausilio di un esperto, soffermarci e capire quali sono tutti gli aspetti connessi.

Si pensi ad esempio alla scelta della forma giuridica con la quale esercitare la propria attività di impresa, la scelta del codice ateco (elemento identificatore dell’attività esercitata in concreto) e di conseguenza la fondamentale tripartizione tra artigiani, commercianti e liberi professionisti ed infine la regolamentazione previdenziale, i cosiddetti contributi.

Cerchiamo di affrontare gradualmente e schematicamente ogni singolo aspetto fondamentale rispondendo alle domande più comuni di quando si apre partita iva.

Qual è la miglior forma giuridica per esercitare la mia attività?

Le forme giuridiche per esercitare attività di impresa sono predefinite dalla legge, sta al futuro imprenditore scegliere la più idonea al caso proprio.

scegliere la forma societariaNon esiste una forma più conveniente per esercitare attività di impresa, o come fanno intendere i nuovi zelanti del risparmio fiscale una forma per pagare meno tasse.

Esiste invece la forma giuridica che più si plasma alle proprie caratteristiche personali o economiche e che di conseguenza permette vantaggi sia dal punto di vista personale che fiscale.

Se dovessimo fare una prima divisione a monte potremmo distinguere innanzi tutto tra l’esercizio in forma individuale di una attività economica (ditta individuale) ovvero l’esercizio congiunto ad altre persone e quindi in forma societaria. Esistono ormai da diversi anni anche le società cosiddette unipersonali, ma queste le tratteremo in seguito.

Quindi immediatamente ti trovi di fronte ad un bivio. Sei solo oppure no? Evidentemente laddove tu voglia intraprendere la tua nuova esperienza professionale insieme ad altri a questo punto la scelta dovrà orientarsi verso la forma societaria.

Sei da solo? Due o più persone?
Ditta individuale

Libera professione

Società unipersonale di capitali

Società di persone (Snc, Sas)

Società di capitali (Srl, Srsl, Spa, Soc. Coop.)

Da questa tabella potrai facilmente individuare una prima differenza importante:

Quella tra società di capitali e società di persone. La scelta tra queste due forme è fondamentale.

Mentre la società di capitali a fronte di maggiori costi amministrativi ti consente di avere una limitazione del rischio imprenditoriale al solo capitale investito, la società di persone viceversa a fronte di costi amministrativi ridotti non ti protegge dalla responsabilità personale illimitata e solidale con gli altri soci per le obbligazioni assunte dalla società e che la stessa non è riuscita a far fronte.

In altre parole con le società di persone è a rischio il tuo patrimonio personale, cosa che invece non accade con le società di capitali. Unica eccezione riguarda il socio accomandante della s.a.s. il quale è responsabile solo per il capitale investito.

Quale codice ateco devo scegliere?

La classificazione delle attività economiche in Italia avviene sulla base di specifici codici di attività, dichiarati dall’impresa o dal professionista, in sede di compilazione e presentazione della dichiarazione di inizio attività, ovvero, mediante il modello AA7 per i soggetti diversi dalle persone fisiche e il modello AA9 per le imprese individuali e lavoratori autonomi.

Il codice ateco non ha solamente una valenza statistica, ma va ad identificare in concreto l’attività che si andrà a svolgere. Basti pensare alle ripercussioni in seguito alla scelta del codice:

  • Attività artigiana piuttosto che attività commerciale
  • Requisiti professionali richiesti a seconda del codice (si pensi alle attività riservate)
  • Assegnazione dello studio di settore corrispondente
  • Valutazione dell’inerenza dei costi deducibili
  • Determinazione del coefficiente di redditività per il regime fiscale forfettario

Soprattutto per le attività atipiche o comunque per le nuove professioni che si sono venute a creare negli ultimi tempi e che quindi hanno elementi di differenziazione rispetto al passato la scelta del codice ateco rappresenta un punto fondamentale in sede di apertura di partita iva.

Quali requisiti ci vogliono per aprire la partita iva?

Dipende appunto dalla tipologia di attività che andremo a svolgere.

A titolo meramente esemplificativo possiamo sintetizzare che alcune professioni sono soggette a limitazione e quindi possono essere esercitate previo ottenimento di determinati requisiti.

Ad esempio:

Si distinguono poi le professioni regolamentate, le quali possono essere esperite previo iscrizione ad un albo o elenco:

Quale sarà il mio regime fiscale? Ordinario o Forfettario?

Regime Forfettario e Regime Ordinario

Diversamente da quanto accadeva in precedenza (regime dei minimi e nuove iniziative imprenditoriali) adesso non ci sono più i regimi sostitutivi (agevolati).

regime fiscale ordinario o forfettarioIl regime forfettario è il regime naturale di partenza per tutte le nuove iniziative imprenditoriali (esercitate in forma individuale) purché vengano rispettati determinati requisiti indicati dalla norma.

Possono accedere al regime forfetario i soggetti già in attività e/o i soggetti che iniziano un’attività di impresa, arte o professione, purché nell’anno precedente:

Il regime in esame non prevede una scadenza legata ad un numero di anni di attività o al raggiungimento di una particolare età anagrafica. La sua applicazione, pertanto, è subordinata solo al verificarsi delle condizioni e al possesso dei requisiti prescritti dalla legge.

REQUISITO #1. Abbiano conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a determinati limiti (ragguagliati all’anno nel caso di attività iniziata in corso di anno), diversificati in base al codice ATECO, che contraddistingue l’attività esercitata.

Non concorrono alla determinazione del limite di riferimento i ricavi e i compensi derivanti dall’adeguamento agli studi di settore. Inoltre, quando il contribuente esercita più attività, contraddistinte da codici ATECO differenti, ai fini del diritto all’accesso o alla permanenza nel regime forfetario, occorre considerare il limite più elevato tra quelli fissati per ciascuna delle attività esercitate.

REQUISITO #2. abbiano sostenuto spese complessivamente non superiori a 5.000 euro lordi per lavoro accessorio, lavoro dipendente e per compensi erogati ai collaboratori, anche assunti per l’esecuzione di specifici progetti.

Alla determinazione del limite concorrono gli utili di partecipazione erogati agli associati in partecipazione con apporto costituito da solo lavoro, nonché le somme corrisposte per le prestazioni di lavoro effettuate dall’imprenditore o dai suoi familiari

REQUISITO #3. il costo complessivo dei beni strumentali, al lordo degli ammortamenti, non superi, alla data di chiusura dell’esercizio, i 20.000 euro.

Non concorrono alla formazione di detto limite i beni immobili, comunque acquisiti, e anche se detenuti in locazione, utilizzati per l’esercizio dell’impresa, arte o professione.

Rilevano, invece, nel calcolo del limite: per i beni in locazione finanziaria, il costo sostenuto dal concedente; per i beni in locazione, noleggio e comodato, il valore normale degli stessi determinato alla data del contratto di locazione/noleggio o comodato; per i beni in proprietà, il prezzo di acquisto.

I beni utilizzati promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, arte o professione e per l’uso personale o familiare, concorrono alla formazione del predetto limite nella misura del 50%, indipendentemente dal loro effettivo utilizzo. Non concorrono, infine, al calcolo del limite dei 20.000 euro i beni strumentali all’esercizio dell’arte o della professione, ovvero all’esercizio dell’impresa il cui costo unitario non sia superiore a 516,45 euro.

 

Per quanto riguarda gli esempi di tassazione si rinvia all’articolo sul regime forfettario.

Fuori dai casi poc’anzi indicati il titolare di partita iva confluirà nel regime fiscale ordinario. Soggetto quindi ad iva per quel che riguardano le imposte indirette e a Irpef ed Irap per le imposte dirette.

Devo iscrivermi sempre in camera di commercio?

Sono obbligati all’iscrizione in camera di commercio gli esercenti attività di impresa artigianale o commerciale. Nonche altri soggetti individuati dalle norme (agenti assicurativi, agenzia viaggio, etc…)

Quali sono i costi di gestione di una partita iva?

I costi di gestione di una partita iva dipendono principalmente dalla forma giuridica scelta. Una società di capitali avrà ovviamente un costo maggiore rispetto ad una ditta individuale in regime forfettario.

Per semplicità potremmo dividere i costi in:

  1. Amministrativi in senso stretto che riguardano i diritti, i bolli e le imposte da pagare annualmente;
  2. Amministrativi in senso lato o per servizi che riguardano invece la tenuta contabile e la consulenza aziendale, societaria e commerciale che la corretta gestione esige (commercialista, avvocato, consulente del lavoro)

A titolo di esempio:

DITTA INDIVIDUALE IN REGIME FORFETTARIO:

Diritto Annuale Camera di Commercio                    56 euro

Costo commercialista mensile                                  25/70 euro

LIBERO PROFESSIONISTA IN REGIME FORFETTARIO

Costo commercialista mensile                                  25/70 euro

DITTA INDIVIDUALE (ARTIGIANA O COMMERCIALE) IN REGIME ORDINARIO CONTABILITA’ SEMPLIFICATA

Diritto Annuale Camera di Commercio                    56 euro

Costo commercialista mensile                                  60/100 euro

DITTA INDIVIDUALE (ARTIGIANA O COMMERCIALE) IN REGIME ORDINARIO CONTABILITA’ ORDINARIA

Diritto Annuale Camera di Commercio                    56 euro

Costo commercialista mensile                                  150/300 euro

SOCIETA’ DI PERSONE IN CONTABILITA’ SEMPLIFICATA

Diritto Annuale Camera di Commercio                    140/200 euro

Costo commercialista mensile                                  80/150 euro

SOCIETA’ DI PERSONE IN CONTABILITA’ ORDINARIA

Diritto Annuale Camera di Commercio                    140/200 euro

Costo commercialista mensile                                  130/300 euro

SOCIETA’ DI CAPITALI IN CONTABILITA’ ORDINARIA

Diritto Annuale Camera di Commercio                    140/200 euro

Tassa deposito libri sociali annuale                          310 euro circa

Costo commercialista mensile                                  da 150 euro

Tassa deposito bilanci                                               circa 140 euro

Inoltre a questi costi andranno aggiunti i bolli da pagare sul conto corrente bancario che è obbligatorio per esercitare attività di impresa e che variano a seconda del tipo societario e della giacenza.

Quali sono gli obblighi fiscali da rispettare?

Gli obblighi fiscali da rispettare possono essere suddivisi in due grandi categorie:

Imposte indirette: quindi una per tutte e l’Iva che si assolve trimestralmente o mensilmente a seconda del volume d’affari.

Imposte dirette: quindi Irpef (persone fisiche/ditte individuali/professionisti), Ires (società) e Irap

Quali contributi dovrò pagare? Che differenza c’è tra la gestione separata inps, la gestione artigiani commercianti e le casse di previdenza?

Una componente molto importante da valutare quando si apre partita iva riguarda invece la contribuzione previdenziale. Salvo le professioni regolamentate che sono soggette a proprie casse previdenziali (Avvocati, Commercialisti, Geometri, Medici, etc…) tutte le altre attività economiche dovranno necessariamente essere inserita in una delle seguenti gestioni:

  • Gestione Artigiana – Riguarda gli artigiani appunto (estetista, parrucchiera, elettricista, falegname, etc…)
  • Gestione Commercianti
  • Gestione Separata, per tutti i liberi professionisti e freelance non soggetti ne ad iscrizione in camera di commercio ne ad una cassa professionale.

La differenza fondamentale tra queste tre gestioni è che mentre la terza (gestione separata) prevede una aliquota fissa (25,72%) da calcolarsi sull’utile generato ovvero sul coefficiente di redditività se trattasi di esercenti attività in regime forfettario, le prime due (gestione artigiana o commercianti) prevedono una contribuzione minima fissa (circa 910 euro ogni 3 mesi) fino al raggiungimento di una soglia di utile pari a circa 15000 euro ed una contribuzione in misura percentuale (21%) per la parte che eccede.

Facciamo un esempio:

  1. Un disegnatore grafico (professionista gestione separata inps) ha un utile pari ad euro 12000. La sua contribuzione previdenziale sarà cosi calcolata. 12000 x 25,72% = 3086€
  2. Un falegname con utile pari a 10.000 euro sarà obbligato ad una contribuzione in misura fissa pari a circa 3650euro
  3. Un falegname con utile pari a 20.000 euro invece oltre alla contribuzione in misura fissa dovrà altresi versare i contributi per la parte eccedente al minimale cosi calcolata:

20.000 – 15.548 = 4.452 x 21% = 934,92 Totale 4600 euro circa.